CNN & Social Media
Si è parlato tanto di crisi dei mainstream media, di giornalismo tradizionalmente inteso messo sotto pressione dall’inarrestabile ascesa dei così detti user generated content e dai social media. E’ stata persino coniata la definizione citizen journalism (o participatory journalism) per circoscrivere quel fenomeno per il quale i cittadini partecipano direttamente al processo di raccolta, diffusione, analisi e riporto delle informazioni.
Cosa fanno i grandi network dell’informazione?
Prendiamo in considerazione il caso CNN (Time Warner - NYSE, TWX), che in questi ultimi giorni sta facendo tanto discutere per via di alcune iniziative.
Questa settimana la CNN presenterà una nuova piattaforma denominata iReport che raccoglierà esclusivamente “user-produced news”. Il sito sarà un’evoluzione di una precedente iniziativa sempre denominata iReport, che si era già avviata nel 2006, e che ha ottenuto uno straordinario successo con oltre 100.000 foto/video inviati dagli utenti, quasi 10.000 di questi contributi “giornalistici” postati solamente durante il mese di gennaio e un buon 10% di servizi che sono andati on-air sui canali via cavo e digitali dell’emittente.
Stavolta pare che non ci sarà alcun controllo da parte della redazione e gli utenti potranno pubblicare liberamente i servizi auto-prodotti, un po’ come accade su YouTube.
Secondo Jim Walton, presidente di CNN Worldwide ” a user-gen site is the logical next step. It starts with the audience. Audiences are more and more comfortable participating in news. It’s a natural extension for us.”
“The community will decide what the news is,” ha dichiarato Susan Grant, executive vp di CNN News Services. “We are not going to discourage or encourage anything…iReport will be completely unvetted.”
Al contempo l’emittente monitorerà il sito per individuare contenuti non ammissibili e tutti i servizi dovranno essere considerati come non necessariamente in linea con le posizioni editoriali della CNN.
Senza scendere troppo nei particolari (ma se volete approfondire potete farlo qui), questa sembra essere un’iniziativa estremamente coraggiosa da parte di un colosso dell’informazione come CNN, che a quanto pare è riuscita a interpretare il cambiamento in corso senza chiudersi a riccio nei confronti dei nuovi fenomeni sociali della rete.
Eppure anche la CNN, che si è dimostrata così aperta al fenomeno social media con il progetto iReport, è stata accusata recentemente di aver licenziato un dei suoi dipendenti per blogging. Com’è potuto succedere che una media company così illuminata da avviare un progetto di citizen journalism, si sia macchiata di un atto così ignobile. Oggi come oggi, tutte le grandi testate cercano di incoraggiare i propri giornalisti ad intrattenere conversazioni online attraverso blog personali, spesso anche avvalendosi di blog hosted sui siti aziendali.
In questo caso però sembra che le ragioni non siano tutte dalla parte del povero blogger incompreso. Com’è possibile leggere scorrendo alcuni post che hanno seguito la vicenda (es. Digital Perspective di Burson-Marsteller), l’ex-dipendente di CNN aveva esternato pubblicamente, attraverso i suoi blog, opinioni personali su temi di attualità politica senza curarsi di moderare minimamente i toni o prendere le distanze dalla società per la quale lavorava con un disclaimer pubblico. La giustificazione del licenziamento stava proprio nel fatto che i lettori del suo blog avrebbero potuto pensare che anche l’attività che Chez svolgeva per la CNN sarebbe stata di certo influenzata da posizioni politiche così radicali.
A questo punto è difficile schierarsi da una parte o dall’altra. Chez si meritava proprio di essere licenziato?
Non spetta sicuramente a noi giudicare, ma certamente possiamo osservare che un’organizzazione come la CNN non può assolutamente permettersi di non avere chiare policy interne relativamente all’uso dei blog da parte dei propri dipendenti. Per grandi e piccole organizzazioni, di qualunque natura siano, è fondamentale informare i propri dipendenti e partner, in modo esplicito e inequivocabiole, riguardo le opportunità, i rischi e le eventuali sanzioni per chi si confronta con la blogsfera.
In conclusione…
Stratta di due vicende che credo descrivano bene lo scenario assai complicato con il quale aziende come la CNN si devono confrontare quotidianamente, prendendo decisioni rischiose, che potrebbero ledere la loro immagine, e facendo scelte coraggiose che potrebbero di contro esaltarla.




