Archive for July, 2008

FOCUS ON MESSAGE, NOT ON MEDIA

ecco il post originale di David Spark.

Deloitte’s ‘2008 Tribalization of Business Survey

Deloitte, assieme a Beeline Labs e The Society of New Communications Research ha recentemente pubblicato i risultati di una ricerca, “2008 Tribalization Survey”, effettuata intervistando i responsabili MARCOM di oltre 140 organizzazioni (BtoB, BtoC, no-profit), che si sono sino a questo momento cimentate in progetti di “online community management”.

Dal report si percepisce chiaramente che l’interesse nei confronti di questo settore è in forte ascesa. Sempre più società sono disposte ad investire nelle “communities”:

  • il 35% ha dichiarato di aver riscontrato un significativo incremento in word-of-mouth
  • il 28% relativamente alla brand awareness
  • il 24% in customenr loyalty
  • il 24% ha inoltre dichiarato che le community online sono riuscite ad apportare anche un notevole apporto di idee e insights riguardo ai prodotti/servizi offerti

Per approfondire, potete dare un occhio alle slides qui sotto, leggervi le dichiarazioni rilasciate per questo articolo o scaricare la versioane integrale del report registrandovi qui.

Glow, the first national schools intranet

Qualche tempo fa avevamo parlato di come l’educazione, a tutti i livelli, si possa avvantaggiare di Internet e, più in generale, degli strumenti offerti dalle ICT, per meglio soddisfare le esigenze di studenti in tutto il mondo. Oggi leggendo un articolo sul Times scopro che in Scozia si stanno facendo progressi da giganti a questo riguardo e di recente è stata presentata la prima Intranet dedicata all’istruzione di un’intera nazione.

Il progetto è decisamente impegnativo, se consideriamo che è costato sino a questo momento oltre 75 milioni di dollari e che ci sono venuti ben 4 anni per realizzarlo. Ecco come se viene raccontato dal sito ufficiale:

Which are Glow’s goals:

  • Glow enables innovation in teaching approaches by offering unique learning opportunities.
  • Glow helps motivate young people to work independently and collaboratively.
  • Glow supports individualised learning, allowing for personalisation and choice.
  • Glow provides children and young people with relevance in their learning.

What Glow will provide

  • A trusted and safe environment for pupils, teachers and parents.
  • An area to create personalised programmes of work and share curricular resources.
  • A variety of online tools to enhance learning experiences.
  • Virtual learning to share information and take part in a lesson.
  • Tools to enable you to communicate and collaborate across the network.

Non c’è che dire, senz’altro in un sistema scolastico arretrato come il nostro, un’iniziativa simile potrebbe contribuire significativamente a stimolare professori e studenti. Difatti, tra le tante cose di cui l’istruzione italiana ha certamente bisogno c’è sicuramente l’esigenza di stimolare una diffusa aspirazione al cambiamento, per accogliere un futuro che è oramai dietro l’angolo.

Penso al potenziale che avrebbe per il settore nel suo insieme, il fatto di poter contare su iniziative sperimentali, anche solo a livello locale, che abbiano però luogo al Nord, così come al Sud. Mi auguro che si presentino presto esempi di best practices nostrani a tutti i livelli della “filiera formativa”.

Gli approcci potrebbero essere molteplici, non solo pubblici al 100%, e le aziende dovrebbero certamente guardare con attenzione gli sviluppi del settore, che potrebbe offrire loro ghiotte occasioni di business. Avete mai sentito parlare, per caso, di BusRadio?

Blogger Relations vs. Blogger Relationships

Qualche tempo fa, per via di un progetto che stavo seguendo, mi sono trovato a dover riordinare un po’ le idee riguardo alla metodologia da seguire per entrare in contatto con la community di bloggers per conto di un’agenzia o di un’azienda.

La prima cosa che mi è venuta in mente è che non si può pensare di definire una vera e propria metodologia, perché sarebbe un po’ come proporre una guida su come intrattenere relazioni e fare amicizia tra persone nella vita quotidiana. Insomma, qualcosa di decisamente innaturale e profondamente infondato.

Allora mi sono chiesto se, comunque, si poteva definire un ipotetico percorso, utile solo per fornire qualche indicazione generale e senza alcuna pretesa di essere universalmente applicabile in qualsiasi circostanza. Anzi la premessa dovrebbe essere proprio quella di tener sempre conto delle esigenze particolari di ogni situazione, per adeguare il proprio approccio all’occorrenza.

Qui sotto una schematica rappresentazione di questo percorso. A ogni step sono associate alcune considerazioni utili per determinare l’approccio da seguire.

1) Individuare il/i soggetto/i con i quali ci interessa entrare in contatto:

- come: ascoltando quel che le voci della blogosfera hanno da dire

- capire: a) chi sono e perché si interessano di quel certo argomento; b) cosa hanno da dire relativamente alla questione di nostro interesse, su quali aspetti in particolare prestano attenzione; c) come ne parlano, qual’è il loro orientamento.

2) Pre-stabilire una relazione con il/i blogger/s:

- partecipando alla conversazione in modo trasparente, senza mascherare chi siamo o la nostra posizione

- preferire un linguaggio informale

- utilizzare i canali preferiti dal blogger per essere contattato

- due paroline chiave: trackbacks and comments

- tenere sempre a mente che: a) i blogger trattano con passione degli argomenti che stanno loro a cuore, e per questo potrebbero assumere posizioni “estreme”, diciamo da puristi in materia; b) i blogger sono generalmente esperti e non apprezzano quelli che si improvvisano tali per ingaggiare un confronto alla pari.

3) Ri-proporsi:

- offrendo un’opportunità di confronto che possa essere di interesse per entrambe le parti

- senza chiedere nulla in cambio

- nel caso si tratti di un comunicato stampa, fornire loro una sintesi, magari personalizzandola anche (spesso si preferisce menzionare un permalink ad un comunicato stampa online, per dedicarsi al commento, piuttosto che copiarlo ed incollarlo come fanno molti giornalisti)

- raccontate una storia, perché è quello che interessa alla blogosfera e perché se non ci penserete voi, ci penserà qualcun altro…

- qualora ci fosse la possibilità per un blogger di ricevere in prova servizi o prodotti, mettere bene in chiaro quali sono le condizioni per non dare adito ad insinuazioni di sorta…

4) Non mollare:

- le ragioni per le quali un blogger non prende in considerazione l’opportunità che gli viene offerta possono essere molteplici. Quel che bisogna fare sarà: capire se ci sono stati errori e, in caso, correggerli in vista della prossima occasione. Inoltre, assicurarsi che il blogger non abbia effettivamente parlato di quello che gli avete proposto e, per assicurarsene, non c’è modo migliore che leggere VERAMENTE il suo blog.

Blogger Relations vs. Blogger Relationships:

In generale, chi scrive su un blog non è, di solito, un professionista dell’informazione. Non si sente in dovere di riportare tutte le notizie che gli passano sotto gli occhi, a meno che non siano di suo interesse, a meno che non lo appassionino.
Lo stesso ragionamento varrà anche per la lettura di e-mail da sconosciuti, che potrebbero passare in secondo piano rispetto a quelle di persone con le quali si è consolidato un qualche legame di conoscenza o, ancor meglio, di amicizia.
In qualche modo è possibile sostenere che il concetto di “relationship” rappresenta il fulcro sul quale poggia la blogosfera e ne è forse il valore maggiormente percepito dagli utenti stessi; mentre quello di “relation” poteva funzionare in un contesto “più tradizionalmente giornalistico”, decisamente più impersonale, che poteva contare su una più precisa distinzione dei ruoli (anche se poi un rapporto di fiducia e rispetto tra i responsabili di media relations e i giornalisti è sempre stato di fondamentale importanza).
Partecipando alle discussioni che hanno luogo sui blog è possibile incontrare persone, confrontarsi con punti di vista alternativi, che non sarebbe mai stato possibile conoscere se ci fossimo limitati ai canali di interazioni estranei alla rete. Questi incontri virtuali possono, anzi, devono offrire l’opportunità di instaurare nuovi legami con persone che condividono i nostri stessi interessi e passioni.

In conclusione, dal momento che prima di appuntare queste riflessioni, mi sono letto qualche tonnellata di posts altrui per orientarmi un pochino, vi riporto alcuni di quelli che mi sono stati più utili.

Buona lettura!

PS. chiunque avesse ulteriori riferimenti sull’argomento, si potrebbe far benvolere aggiungendo a commento i link che vuole condividere.

Top ten things you can do to get blogged - TechCrunch
Pitching Blogs - NewPR Wiki
Molson Gives A Crash Course In Relationship-Building - davefleet.com
Blogger Relations - Online Marketing Blog
How to chat up writers - WebProNews
How to get bloggers to write about your product - Dave Taylor
Blogs and Public Relations - Online Marketing Blog
7 Tips on Pitching Bloggers - Influential Interactive Marketing
Tips for PR Workers from the Journalists that Hate Them - Valleywag
Blogger Relations, Two Tips - Media Guerilla
Steve Rubel - Pitch me Del.incio.usly
Barging into the Blogger’s Circle - Washington Post
What Reporters Hate About PR People - David Maister
Building a Bridge Between PR and the Blogosphere - Blog Forward (Brian Solis)
Finding Bloggers in Your Market - Blog Forward (Brian Solis)
Blogger Relations for Click.TV - Shel Holtz
How to suck up to a blogger - Guy Kawasaki
Pitching bloggers - Andy Lark
The Three R’s of Blogger Relations - It’s Not a Lecture
Seven Tips to Sustain Online Influence? - Dragan Varagic Blog
How Not To Run A Blogger Relations Program
- Gauravonomics Blog
Brand (vs) social media oppure brand (+) social media? - BrandForum.it
Media Relation - Relazioni di Prossimità
Nokia parla ai blogger nella loro lingua - Blog4biz

Il Garante se la vede con la Privacy 2.0

Durante la relazione annuale (2007) al Parlamento, tenutasi ieri mattina, il Garante per la Protezione dei Dati Personali, Francesco Pizzetti, ha rivolto un appello accorato alle istituzioni ed alle aziende, le quali devono adeguare il loro operato alle esigenze di cautela e riservatezza relative alla gestione dei dati personali di cittadini e consumatori.

La sollecitazione aveva un che di retorico e, allora, rivolgendosi ai cittadini/consumatori, nel corso di un discorso variamente articolato ed infarcito con massicce dosi di politichese, si è raccomandato che ciascuno tenga alta la guardia, per tutelare i propri interessi di riservatezza.

Pizzetta parla di giovani “nativi di Internet” forse inconsapevoli dei rischi e della portata di certi comportamenti. Parla di Google e delle possibili derive di innovazioni senza dubbio utili come la localizzazione geo-satellitare, ma parla anche di social networks, da Youtube a Myspace, Facebook, Asmallworld, che “consentono a milioni e milioni di persone di scambiarsi notizie, informazioni, immagini, destinate poi a restare per sempre sulla rete. Il che può determinare in futuro, specie nel momento dell’accesso al lavoro, rischi anche gravi per giovani e giovanissimi, che spesso usano queste tecnologie con spensieratezza e inconsapevolezza”.

Ma la questione è ben più complessa e le potenziali ricadute sul piano della Privacy, assai più pericolose. Difatti, i vari ambienti virtuali, che milioni di persone frequentano quotidianamente, non detengono semplicemente un archivio di fotografie, chat, video scambiati dagli utenti. Bensì, questi soggetti acquisiscono e consolidano un vantaggio competitivo nei confronti dei rispettivi competitors, quanto più riescono ad attirare nuova utenza e, sopratutto, a fornirne un profilo ai potenziali investitori pubblicitari. La riflessione del Garante dovrebbe, a mio avviso, rivolgersi proprio a questo, cercando di chiarire se ci siano o meno dei pericoli concreti generati dall’operato di questa nuova tipologia di imprese, che ha a sua disposizione strumenti di raccolta dati ed analisi del comportamento dei consumatori inediti grazie a Internet.

L’interminabile saga di fusioni e acquisizioni perpetrate dai colossi della rete, quando potrà incorrere in conflitto con le politiche volte a garantire la tutela dei diritti del cittadino sui propri dati personali?

In che modo il Garante dovrebbe fornire una propria interpretazione della filiera di produzione di servizi relativi all’industria del social networking?

A tal riguardo sarebbe molto interessante sapere se il Garante stia seguendo alcune delle sperimentazioni in corso, che si prevede possano rivoluzionare l’attuale scenario relativo alla gestione dei dati personali online.

Cos’ha da dire il Garante di due dibattiti sulla Privacy attualmente in corso come quello di DataPortability e The Internet Bill Of Rights?