La legge Levi-Prodi prevede che chiunque abbia un blog o un sito debba registrarlo al ROC, un registro dell’Autorità delle Comunicazioni, produrre certificati, pagare un bollo, anche se fa informazione senza fini di lucro. La proposta è stata già approvata dal consiglio dei ministri ma non ancora al parlamento, e stiamo sicuri che passerà, perchè dx e sx su una cosa sono d’accordo: il popolo italiano è da spennare imbavagliato.
Siamo all’85° posto nella libertà di stampa nel mondo, così passeremo all’ultimo. Ci tolgono l’ultimo mezzo libero di comunicazione.
L’altro giorno, per rispondere ad una richiesta di un cliente, mi è capitato di dover riordinare un po’ le idee riguardo agli innumerevoli modi per “monetizzare” un sito web.
Dall’ultima volta che mi ero posto il problema, devo ammettere che ne sono cambiate di cose. Oltre a scoprire nuove modalità per esporre contenuti pubblicitari di vario genere, ho notato una certa spregiudicatezza in alcune offerte…
Mentre cercavo di orientarmi tra qualche appunto e una marea di post di altrettanti “guru” in materia, ho scoperto un servizio che si chiama PayPerPost. Molti di voi lo conosceranno già, perchè non è una novità. Certo è che il loro approccio al Consumer Generated Advertising (CGA) è decisamente interessante.
In che cosa consiste? PPP ha praticamente organizzato un “borsino del CGA”, grazie al quale investitori e utenti (nella fattispecie bloggers e facebook addicted) possono rispettivamente finanziare e vendere spazi pubblicitari generati dagli stessi utenti della rete.
Come? Qui si deguito vi riporto i due tutorial che vi spiegheranno il funzionamento del “marketplace” di PPP.
L’opinione che mi sono fatto di questo servizio è decisamente contrastante.
Da una parte mi verrebbe da dire che i blogger che aderiscono all’iniziativa, in qualche modo, si svendono per pochi soldi, rischiando di danneggiare un po’ tutto il fenomeno di democraizzazione dei media.
Dall’altra, invece, ripensando a quando avevo appena iniziato a lavorare in un ufficio stampa e al mio stupore quando avevo scoperto il modo attraverso il quale sbocciano gli articoli tratti da “press releases copy and paste”, allora mi è venuto in mente che forse PPP non era così cattivo…
Diciamo che il consumatore disincantato dei giorni nostri dovrebbe avere tutti gli anticorpi necessari per digerire qualche PP (Payed Post). Inoltre PPP non segue un approccio da “persuasore occulto” nè, peggio ancora, a rischio astroturfing, che sarebbe penalmente perseguibile (almeno in UE). Al contrario per associarsi al servizio è richiesta la pubblicazione di un mini-banner che rende pubblica l’adesione del blogger.
Insomma, almeno per il momento, il sottoscritto non si è ancora affiliato al borsino dei post a pagamento, nè conta di farlo in futuro. Anche perchè con i quattro lettori che conta S.T. ci sarebbe poco da guadagnare… ovviamente, pochi ma BUONI!!! Però non si sente nenache di demonizzare quanti accetteranno di farlo.
In questi giorni sembra che si siano scatenati in parecchi per parlare di strategie per il monitoraggio dei così detti social media. C’è stato chi ha elencato “50 magici steps” (non uno di più, né uno di meno, come suggerisce Fabio Malagnini sul suo Dr.Stupid) da seguire per ottimizzare la propria presenza online, chi ha proposto la formula chiavi in mano per monitorare efficacemente l’universo SM e chi, invece, ci teneva a sottolineare l’importanza di un “approccio strategico” in materia SM.
I promotori di queste riflessioni e i tanti commentatori che si sono affrettati a dire la loro sull’argomento, hanno contribuito generosamente con utili consigli e hanno accesso un vivace dibattito che si propaga nella blogosfera. Giovandomi di cotanta generosità, ho pensato che sarebbe stato utile, prima di tutto per me stesso e poi, magari, per qualche occasionale lettore di S.T., riordinare un po’ le idee proponendo una personale interpretazione del processo di definizione strategica applicato ai SM. Ovviamente si tratta di semplici appunti, da rivedere con calma appena avrò un po’ di tempo libero de dedicarci. Ecco qui sotto uno schema step by step.
Fase 1: definizione del posizionamento online
1.0 rilevazione della “presenza” tramite scansione web.
1.2 tra i tanti tools a disposizione: Google Alerts, del.icio.us subscriptions, tweetscan, Tweetstats and tagcrowd.com, Pipes, Topix.net, Technorati, Google Reader, Netvibes, My Yahoo!, Grazr, o altre piattaforme proprietari come TruCast, Radian6, Buzzlogic., Nielsen, Cymfony.
2.0 social media mapping
Fase 2: analisi del posizionamento online
1.1 identificazione e analisi delle principali vetrine informative e di discussione
1.2 quantificare il totale volume clips che ci riguardano vs. totale volume clips dei nostri competitors
1.3 attribuire un “peso” a ciascuna fonte (Sam Lawrence suggerisce da 1 a 3, dal blog di nicchia al sito web più trafficato)
1.4 rappresentare graficamente il rapporto tra “peso” e “volume” identificati per fonte.
1.5 osservare nel tempo l’andamento di questo rapporto per trarne considerazioni significative (tipo: quali siti web si dimostrano più reattivi ai nostri interventi? quali invece risultano impermeabili? su quali ci dobbiamo concentrare maggiormente? ecc.)
2.1 definizione degli assets relativi, in funzione della strategia MARCOM in essere
2.2 identificare gli argomenti della conversazione (sempre Sam ci consiglia di distinguere due macro categorie: “prodotto” e “tema”)
2.3 tentare di definire il “tono” relativo ai clips più rilevanti (niente software, non ci sono automatismi e scorciatoie a nostra disposizione…)
3.1 identificare degli stakeholders maggiormente rilevanti
3.2 segmentare gli infuencers per categorie (Sam propone quelle di “suppporters”, “competitors” e “bloggers”, ma a me questa distinzione sembra un po’ confusa e, sinceramente, non mi convince)
4.1 definire gli obiettivi di comunicazione in considerazione dell’analisi effettuata
4.2 in funzione degli obiettivi individuati, considerare opportune modalità di misurazione del ROI (a riguardo Charlene Li e Josh Bernoff)
Fase 3: sviluppo ed implementazione strategica
- pensare in grande e sviluppare dei “messaggi crossmediali”, che si riescano quindi ad inserire in uno sforzo di pianificazione integrato.
- proporsi seguendo un percorso logico, esponendosi gradualmente e, soprattutto, in modo comprensibile per gli altri partecipanti alla conversazione.
- Chris Brogan ha proposto ben 50 steps per indirizzare correttamente la vostra strategia, qui vi riporto solo quelli più significativi (i miei sono 17, non me ne voglia…):
1. If you’re blogging, make that a home base for all your other efforts.
4. On those networks and on your “passport” accounts, make sure you link everything back to the blog.
7. Subscribe to 50 or more blogs in a similar space as yours, including competitors, and any industry blogs.
9. After you’ve written your first blog post, take some time to comment on some of those 50 blogs, but NOT about your first post.
10. Make sure it’s easy for people to subscribe to your blog, via a reader and also via email. (Nearly 50% of my blog subscribers are receiving [chrisbrogan.com] in email).
12. Run periodic checks of your blog/site using Website Grader to see if you’re technically sound and findable.
14. For whatever reason, graphics in posts improve audience. Check out Flickr’s Creative Commons http://flickr.com/creativecommons pool for how to use which kinds of graphics appropriately.
16. Outside of your blog, be sure to update/refresh the information on your social networks every two or three weeks. USE the networks more often, but refresh your profiles and other info.
17. Seek out opportunities to guest post on more popular blogs in your space. Don’t be spammy and over-link to your own site/posts. Add value.
23. Riff off other blog posts you like, and add some value beyond linking back to those original posts (and always link back to those posts).
25. Skim news aggregator sites like Reddit or Digg (or what’s appropriate to your industry), and create posts from there.
26. Ask your audience what they need, what they’re struggling with.
31. Look into creating additional materials like an ebook or online course from your best materials.
35. Add social bookmarking plugins like Add This to your blog to improve distribution.
44. Rank each blog post on effectiveness based on your own criteria. Review weekly and monthly.
49. Set 3 month goals to review progress with upper management. Determine if this is having any impact.
50. Though these last 10 tips are about numbers, NEVER treat people like numbers in social media.
- per concludere, anche se ci sarebbe ancora parecchio da dire, su MediaMeter non lasciatevi sfuggire alcune interessanti riflessioni sulla conferenza organizzata da Edelman all’inizio di luglio per parlare di social media. Marcel LeBrun, CEO di Radian6, e Sean Moffitt si sono confrontati sui temi relativi alla misurazione dei social media, presentando rispettivamente i 10 tipi di conversazioni da monitorare e le 10 leggi (quasi) immutabili della misurazione delle conversazioni.
Qualche tempo fa, per via di un progetto che stavo seguendo, mi sono trovato a dover riordinare un po’ le idee riguardo alla metodologia da seguire per entrare in contatto con la community di bloggers per conto di un’agenzia o di un’azienda.
La prima cosa che mi è venuta in mente è che non si può pensare di definire una vera e propria metodologia, perché sarebbe un po’ come proporre una guida su come intrattenere relazioni e fare amicizia tra persone nella vita quotidiana. Insomma, qualcosa di decisamente innaturale e profondamente infondato.
Allora mi sono chiesto se, comunque, si poteva definire un ipotetico percorso, utile solo per fornire qualche indicazione generale e senza alcuna pretesa di essere universalmente applicabile in qualsiasi circostanza. Anzi la premessa dovrebbe essere proprio quella di tener sempre conto delle esigenze particolari di ogni situazione, per adeguare il proprio approccio all’occorrenza.
Qui sotto una schematica rappresentazione di questo percorso. A ogni step sono associate alcune considerazioni utili per determinare l’approccio da seguire.
1) Individuare il/i soggetto/i con i quali ci interessa entrare in contatto:
- come: ascoltando quel che le voci della blogosfera hanno da dire
- capire: a) chi sono e perché si interessano di quel certo argomento; b) cosa hanno da dire relativamente alla questione di nostro interesse, su quali aspetti in particolare prestano attenzione; c) come ne parlano, qual’è il loro orientamento.
2) Pre-stabilire una relazione con il/i blogger/s:
- partecipando alla conversazione in modo trasparente, senza mascherare chi siamo o la nostra posizione
- preferire un linguaggio informale
- utilizzare i canali preferiti dal blogger per essere contattato
- due paroline chiave: trackbacks and comments
- tenere sempre a mente che: a) i blogger trattano con passione degli argomenti che stanno loro a cuore, e per questo potrebbero assumere posizioni “estreme”, diciamo da puristi in materia; b) i blogger sono generalmente esperti e non apprezzano quelli che si improvvisano tali per ingaggiare un confronto alla pari.
3) Ri-proporsi:
- offrendo un’opportunità di confronto che possa essere di interesse per entrambe le parti
- senza chiedere nulla in cambio
- nel caso si tratti di un comunicato stampa, fornire loro una sintesi, magari personalizzandola anche (spesso si preferisce menzionare un permalink ad un comunicato stampa online, per dedicarsi al commento, piuttosto che copiarlo ed incollarlo come fanno molti giornalisti)
- raccontate una storia, perché è quello che interessa alla blogosfera e perché se non ci penserete voi, ci penserà qualcun altro…
- qualora ci fosse la possibilità per un blogger di ricevere in prova servizi o prodotti, mettere bene in chiaro quali sono le condizioni per non dare adito ad insinuazioni di sorta…
4) Non mollare:
- le ragioni per le quali un blogger non prende in considerazione l’opportunità che gli viene offerta possono essere molteplici. Quel che bisogna fare sarà: capire se ci sono stati errori e, in caso, correggerli in vista della prossima occasione. Inoltre, assicurarsi che il blogger non abbia effettivamente parlato di quello che gli avete proposto e, per assicurarsene, non c’è modo migliore che leggere VERAMENTE il suo blog.
Blogger Relations vs. Blogger Relationships:
In generale, chi scrive su un blog non è, di solito, un professionista dell’informazione. Non si sente in dovere di riportare tutte le notizie che gli passano sotto gli occhi, a meno che non siano di suo interesse, a meno che non lo appassionino.
Lo stesso ragionamento varrà anche per la lettura di e-mail da sconosciuti, che potrebbero passare in secondo piano rispetto a quelle di persone con le quali si è consolidato un qualche legame di conoscenza o, ancor meglio, di amicizia.
In qualche modo è possibile sostenere che il concetto di “relationship” rappresenta il fulcro sul quale poggia la blogosfera e ne è forse il valore maggiormente percepito dagli utenti stessi; mentre quello di “relation” poteva funzionare in un contesto “più tradizionalmente giornalistico”, decisamente più impersonale, che poteva contare su una più precisa distinzione dei ruoli (anche se poi un rapporto di fiducia e rispetto tra i responsabili di media relations e i giornalisti è sempre stato di fondamentale importanza).
Partecipando alle discussioni che hanno luogo sui blog è possibile incontrare persone, confrontarsi con punti di vista alternativi, che non sarebbe mai stato possibile conoscere se ci fossimo limitati ai canali di interazioni estranei alla rete. Questi incontri virtuali possono, anzi, devono offrire l’opportunità di instaurare nuovi legami con persone che condividono i nostri stessi interessi e passioni.
In conclusione, dal momento che prima di appuntare queste riflessioni, mi sono letto qualche tonnellata di posts altrui per orientarmi un pochino, vi riporto alcuni di quelli che mi sono stati più utili.
Buona lettura!
PS. chiunque avesse ulteriori riferimenti sull’argomento, si potrebbe far benvolere aggiungendo a commento i link che vuole condividere.