Fabio Gigetto, ricercatore dell’Università di Urbino e collaboratore di LaRiCA (Laboratorio di Ricerca Comunicazione Avanzata), sta conducendo uno studio veramente molto interessante per analizzare il fenomeno social network in Italia. L’intenzione sarebbe quella di comprendere meglio il modo in cui queste piattaforme vengono utilizzate nel nostro paese e individuare i trends emergenti.
La premessa di fondo è la seguente:
I siti di social network (SNSs) come MySpace, Facebook, Orkut, Friendster o Bebo, da quando sono comparsi, hanno attratto milioni di utenti in tutto il mondo. Pur trattandosi di un successo globale un attento esame delle piattaforme più usate in ciascuna nazione può evidenziare percorsi di domesticazione anche molto diversi motivati da differenze culturali, ragioni storiche e caratteristiche specifiche di ogni singolo sito di social network.
Facebook e Badoo sono le piattaforme sulle quali si concentra l’analisi del ricercatore in questa fase.
Universal McCann ha recentemente pubblicato i risultati di una ricerca volta ad indagare il fenomeno secondo il quale, grazie ad Internet, siamo diventati tutti, in qualche modo, “influencers”.
Che cosa vorrebbe dire? … in pratica che:
- Anyone can influence anyone
- Friendship is no longer local or face to face
- Everybody is an influencer
- New super influencers rise above the mass
- The new influence ecosystem has fundamentally changed how we buy products and services
… e in soldoni cosa significa per il mio business? beh… per cominciare, iniziamoci a porci qualche sempplice domanda:
- Who is the influencer in your business category?
- What marketing communications work for your influencers?
- What they do online?
- What they create, what they view, what they share?
- What does it mean for your marketing communications?
- What are the implications for your business?
Considerazioni apparentemente scontate, ma che sembrano fondarsi su una solida base di dati, raccolti tra oltre 17,000 active internet users in ben 29 paesi in tutto il mondo (Italia compresa).
Dimenticavo, il documento è anche stato impaginato in modo divertente ed è ben strutturato, fatta eccezione per qualche refuso qua e là e l’assenza di un executive summary…
Ne volete una copia? La ricerca in formato pdf è scaricabile liberamente qui.
Per tutti coloro che fossero interessati al dibattito in corso per promuovere il riconoscimento dei diritti fondamentali agli utenti della rete, qui sotto potrete trovare due interessanti key notes presentate durante l’ultimo Summit tenutosi a Sapporo.
Qualche tempo fa avevamo parlato di come l’educazione, a tutti i livelli, si possa avvantaggiare di Internet e, più in generale, degli strumenti offerti dalle ICT, per meglio soddisfare le esigenze di studenti in tutto il mondo. Oggi leggendo un articolo sul Times scopro che in Scozia si stanno facendo progressi da giganti a questo riguardo e di recente è stata presentata la prima Intranet dedicata all’istruzione di un’intera nazione.
Il progetto è decisamente impegnativo, se consideriamo che è costato sino a questo momento oltre 75 milioni di dollari e che ci sono venuti ben 4 anni per realizzarlo. Ecco come se viene raccontato dal sito ufficiale:
Which are Glow’s goals:
Glow enables innovation in teaching approaches by offering unique learning opportunities.
Glow helps motivate young people to work independently and collaboratively.
Glow supports individualised learning, allowing for personalisation and choice.
Glow provides children and young people with relevance in their learning.
What Glow will provide
A trusted and safe environment for pupils, teachers and parents.
An area to create personalised programmes of work and share curricular resources.
A variety of online tools to enhance learning experiences.
Virtual learning to share information and take part in a lesson.
Tools to enable you to communicate and collaborate across the network.
Non c’è che dire, senz’altro in un sistema scolastico arretrato come il nostro, un’iniziativa simile potrebbe contribuire significativamente a stimolare professori e studenti. Difatti, tra le tante cose di cui l’istruzione italiana ha certamente bisogno c’è sicuramente l’esigenza di stimolare una diffusa aspirazione al cambiamento, per accogliere un futuro che è oramai dietro l’angolo.
Penso al potenziale che avrebbe per il settore nel suo insieme, il fatto di poter contare su iniziative sperimentali, anche solo a livello locale, che abbiano però luogo al Nord, così come al Sud. Mi auguro che si presentino presto esempi di best practices nostrani a tutti i livelli della “filiera formativa”.
Gli approcci potrebbero essere molteplici, non solo pubblici al 100%, e le aziende dovrebbero certamente guardare con attenzione gli sviluppi del settore, che potrebbe offrire loro ghiotte occasioni di business. Avete mai sentito parlare, per caso, di BusRadio?
Durante la relazione annuale (2007) al Parlamento, tenutasi ieri mattina, il Garante per la Protezione dei Dati Personali, Francesco Pizzetti, ha rivolto un appello accorato alle istituzioni ed alle aziende, le quali devono adeguare il loro operato alle esigenze di cautela e riservatezza relative alla gestione dei dati personali di cittadini e consumatori.
La sollecitazione aveva un che di retorico e, allora, rivolgendosi ai cittadini/consumatori, nel corso di un discorso variamente articolato ed infarcito con massicce dosi di politichese, si è raccomandato che ciascuno tenga alta la guardia, per tutelare i propri interessi di riservatezza.
Pizzetta parla di giovani “nativi di Internet” forse inconsapevoli dei rischi e della portata di certi comportamenti. Parla di Google e delle possibili derive di innovazioni senza dubbio utili come la localizzazione geo-satellitare, ma parla anche di social networks, da Youtube a Myspace, Facebook, Asmallworld, che “consentono a milioni e milioni di persone di scambiarsi notizie, informazioni, immagini, destinate poi a restare per sempre sulla rete. Il che può determinare in futuro, specie nel momento dell’accesso al lavoro, rischi anche gravi per giovani e giovanissimi, che spesso usano queste tecnologie con spensieratezza e inconsapevolezza”.
Ma la questione è ben più complessa e le potenziali ricadute sul piano della Privacy, assai più pericolose. Difatti, i vari ambienti virtuali, che milioni di persone frequentano quotidianamente, non detengono semplicemente un archivio di fotografie, chat, video scambiati dagli utenti. Bensì, questi soggetti acquisiscono e consolidano un vantaggio competitivo nei confronti dei rispettivi competitors, quanto più riescono ad attirare nuova utenza e, sopratutto, a fornirne un profilo ai potenziali investitori pubblicitari. La riflessione del Garante dovrebbe, a mio avviso, rivolgersi proprio a questo, cercando di chiarire se ci siano o meno dei pericoli concreti generati dall’operato di questa nuova tipologia di imprese, che ha a sua disposizione strumenti di raccolta dati ed analisi del comportamento dei consumatori inediti grazie a Internet.
L’interminabile saga di fusioni e acquisizioni perpetrate dai colossi della rete, quando potrà incorrere in conflitto con le politiche volte a garantire la tutela dei diritti del cittadino sui propri dati personali?
In che modo il Garante dovrebbe fornire una propria interpretazione della filiera di produzione di servizi relativi all’industria del social networking?
A tal riguardo sarebbe molto interessante sapere se il Garante stia seguendo alcune delle sperimentazioni in corso, che si prevede possano rivoluzionare l’attuale scenario relativo alla gestione dei dati personali online.