Durante la relazione annuale (2007) al Parlamento, tenutasi ieri mattina, il Garante per la Protezione dei Dati Personali, Francesco Pizzetti, ha rivolto un appello accorato alle istituzioni ed alle aziende, le quali devono adeguare il loro operato alle esigenze di cautela e riservatezza relative alla gestione dei dati personali di cittadini e consumatori.
La sollecitazione aveva un che di retorico e, allora, rivolgendosi ai cittadini/consumatori, nel corso di un discorso variamente articolato ed infarcito con massicce dosi di politichese, si è raccomandato che ciascuno tenga alta la guardia, per tutelare i propri interessi di riservatezza.
Pizzetta parla di giovani “nativi di Internet” forse inconsapevoli dei rischi e della portata di certi comportamenti. Parla di Google e delle possibili derive di innovazioni senza dubbio utili come la localizzazione geo-satellitare, ma parla anche di social networks, da Youtube a Myspace, Facebook, Asmallworld, che “consentono a milioni e milioni di persone di scambiarsi notizie, informazioni, immagini, destinate poi a restare per sempre sulla rete. Il che può determinare in futuro, specie nel momento dell’accesso al lavoro, rischi anche gravi per giovani e giovanissimi, che spesso usano queste tecnologie con spensieratezza e inconsapevolezza”.
Ma la questione è ben più complessa e le potenziali ricadute sul piano della Privacy, assai più pericolose. Difatti, i vari ambienti virtuali, che milioni di persone frequentano quotidianamente, non detengono semplicemente un archivio di fotografie, chat, video scambiati dagli utenti. Bensì, questi soggetti acquisiscono e consolidano un vantaggio competitivo nei confronti dei rispettivi competitors, quanto più riescono ad attirare nuova utenza e, sopratutto, a fornirne un profilo ai potenziali investitori pubblicitari. La riflessione del Garante dovrebbe, a mio avviso, rivolgersi proprio a questo, cercando di chiarire se ci siano o meno dei pericoli concreti generati dall’operato di questa nuova tipologia di imprese, che ha a sua disposizione strumenti di raccolta dati ed analisi del comportamento dei consumatori inediti grazie a Internet.
L’interminabile saga di fusioni e acquisizioni perpetrate dai colossi della rete, quando potrà incorrere in conflitto con le politiche volte a garantire la tutela dei diritti del cittadino sui propri dati personali?
In che modo il Garante dovrebbe fornire una propria interpretazione della filiera di produzione di servizi relativi all’industria del social networking?
A tal riguardo sarebbe molto interessante sapere se il Garante stia seguendo alcune delle sperimentazioni in corso, che si prevede possano rivoluzionare l’attuale scenario relativo alla gestione dei dati personali online.
GENRE
Internet based Virtual World vs. Virtual World
OS Win vs. Win-Mac-Lin
RELEASE
May 8, 2008 vs. June 23, 2005
MEDIA
plugin browser (Explorer-Firefox) vs. Secon Life Applications Pack
INTEGRATION WITH THE INTERNET
integrated (embedded contents in/out + url) vs. Not-integrated
HANDS DOWN
very easy to use vs. easy to use
CUSTOMIZABLE
programming not allowed vs. programming allowed
INPUT
keyboard, mouse vs. keyboard, mouse, gamepad, 3Dconnexion space navigator.
COMMUNICATION AMONG AVATARS IM + body language vs. IM + body language
AVATARS LIVE PRESENCE
up to 20 in the same room vs. (in theory) class 5 sims up to 100
CURRENCY
no-currency vs. L$
“PHILOSOPHY”
“A while ago, I looked around the social web and wished that it could be less static,” explained Google engineering manager Niniane Wang
vs.
“It’s our mission to connect us all to an online world that advances the human condition”, official mission statement published on the Linden Labs’ website.
Barack Obama non è nato negli Stati uniti d’America e, pertanto, non può diventare Presidente, dato che non è cittadino americano!
Mi spiace, ma non è credibile. Come avrebbe fatto allora ad evitare che si venisse a sapere fino adesso. Insomma, è persino riuscito a diventare il candidato democratico dopo oltre 16 mesi di estenuanti primarie!
Pensate un po’ che cosa potrebbe succedere se, nei prossimi mesi, proprio nel bel mezzo della campagna elettorale, venisse fuori che Barack Obama, candidato vincente alle primarie del Partito Democratico, non fosse cittadino americano, non essendo nato negli Stati Uniti d’America, e non potesse quindi candidarsi alla presidenza per non andare contro ai dettami costituzionali.
Sarebbe uno scenario apocalittico, inverosimile visto che nessuno dei sui rivali, anche il più acerrimo, si è mai abbassato a tanto, insinuando che poiché Obama è nato alle isole Hawaii, per questo non si poteva candidare.
Eppure, certe voci corrono in rete e milioni di elettori non aspettano altro che scuse come questa per alimentare “l’odio elettorale” e mandare a casa il nemico Osama, ops! volevo dire Obama…
“Americani medi”, scarsamente interessati alla politica, che non hanno alcuna voglia di essere rappresentati da un afroamericano, si sentono in dovere, magari per senso patriottico, di fare tutto il possibile per sgominare l’invasione “zulù”.
La persuasione di massa, specialmente quando in gioco c’è la poltrona più ambita del pianeta, è capace di questi trucchetti e di molto altro ancora, e così nell’era di Internet, ecco comparire una miriade di siti web dove è possibile trovarne di tutti i colori, contro Obama e chiunque si schieri dalla sua parte.
Pochi giorni fa è stato pubblicato un nuovo studio dal Pew Internet & American Life Project, secondo il quale oltre metà degli americani seguono “la politica” online. Il 35% degli intervistati ha dichiarato di aver visto video politici utilizzando piattaforme come YouTube (una percentuale 3 volte superiore rispetto a quella di 4 anni fa). Per non parlare del fund raising, che sembra trovare su Internet il suo canale preferenziale, dato che aumenta la fiducia degli americani per le transazioni online. A questo riguardo “Obama docet” collezionando decine di milioni di dollari di finanziamento per la sua campagna attraverso micro-donazioni effettuate tramite Internet.
Così mentre c’è chi imperversa, insinuando legami inesistenti tra Barack e il terrorismo jihadista, gli Obama Boys si inventano un microsite per combattere le menzogne elettorali: Fights The Smears.
La battaglia che si sta giocando, è quella della reputazione online. E Fight The Smears è sicuramente un eccellente strumento per le attività di ORM (Online Reputation Management) del candidato democratico.
Will Coghlan e Rob Millis ne parlano in uno degli ultimi episodi di Political Lunch, raccomandando agli elettori che si informano via Internet che, anche se ci piace tanto la comunicazione dal basso, è sempre bene controllare le fonti, fare ogni tanto una capatina su qualche “mainstream medium” e in generale diffidare degli sconosciuti…
Continuando a parlare di politica online, molti di voi ricorderanno l’iniziativa di Michael Arrington, che aveva intervistato i candidati alle primarie (sia Dem che Rep), per eleggere il “tech president”.
Sfruttando la straordinaria popolarità del suo blog TechCrunch Arrington è riuscito ad inserire “i temi della rete” (come ad esempio la campagna per la Network Neutrality) nell’agenda politica dei candidati e a generare consenso nei confronti di (guardacaso) Obama e Mccain, che avevano risposto con maggiore solerzia all’appello della Silicon Valley, meritandosi quindi un Endorsement ufficiale da parte dei lettori di TechCrunch.
Anche questo mi sembra un eccezionale esempio di come si possa generare ed indirizzare il consenso dei potenti e degli utenti online, attraverso un sapiente utilizzo della rete.
Insomma, sembra sempre più verosimile e vicino un futuro dominato dai canali digitali che giocheranno un ruolo da protagonisti nella comunicazione politica.
Non so se vi sia mai capitato d incontrare un certo Steve Ballmer in giro per la rete. In passato non è che abbia collezionato performances particolarmente brillanti, in parte per via di alcuni viral, che lo ritraevano, diciamo… non sempre al meglio delle proprie capacità comunicative…
Qualche giorno fa, però, è uscita una nuova video intervista rilasciata ai reporter del Washington Post che vi riporto qui sotto.
Si parla di scenari futuri per Internet, di quali strategie Microsoft pensa di seguire per competere in un mercato sempre più agguerrito e che sembra quasi sfuggirgli di mano.
Tra le sue previsioni relativamente all’adv:
‘There will be no media consumption left in 10 years that’s not delivered over an IP network. In the next 10 years, the whole world of media, communications and advertising will turn upside down: advertising, commerce, community and content will all blend and everything will be delivered in electronic form.’ - Forse un po’ scontato?
E ovviamente, dal momento che, almeno sino a questo momento l’adv online si è giocato prevalentemente basandosi sui dati raccolti attraverso servizi di ricerca:
‘It’s important to be in search… that’s a business we want to be in.’
Peccato che, solo pochi giorni dopo quest’intervista, si siano fatti sfuggire Yahoo!..
ps. i video sono un po’ pesanti, quindi, se avete difficoltà a visualizzarli, date un occhio qui.
ps2. qualcuno mi sa dire perché Ballmer deve sempre gesticolare così tanto…!!!
Promotrice dell’iniziativa, l’agenzia di Public Affairs Reti, che ha ospitato l’evento sulla splendida terrazza di Palazzo Grazioli. Tra i protagonisti di un dibattito, che voleva comunque essere aperto al pubblico: Pierluigi Dal Pino (Direttore Rapporti Istituzionali Sud Europa Microsoft), Donatella Della Ratta (Special Assistant to the Ceo Creative Commons), Massimo Micucci (Presidente Reti SpA), Marco Pancini (Responsabile Relazioni Istituzionali Google) e, in veste di coordinatore, Raffaele Barberio, (Direttore di Key4biz).
Dal titolo si può facilmente intuire quali sarebbero dovuti essere i temi dell’incontro, e quindi: lo “strumento” (o “modello” come suggeriva nel suo intervento Pierluigi Dal Pino) creative commons e, più in generale, le implicazioni che, dai principi ispiratori di questo movimento, possono derivare per lo sviluppo di un economia basata su una condivisione più “democratica” della conoscenza.
Si trattava quindi di argomenti particolarmente complessi, per i quali le due ore previste per il dibattito risultavano decisamente scarsine. Specialmente se, come era naturale accadesse, si sono inseriti nella conversazione aperta al pubblico anche atri temi direttamente legati al progetto CC, come quelli relativi all’iniziativa The Internet Bill of Rights per esempio. E se ne sarebbero potuti inserire tanti altri, come il dibattito sulla proprietà dei dati personali online, discusso all’interno del progetto Data Portability o ancora, per citarne un altro, quello relativo alla campagna Net Neutrality.
Insomma, credo di non essere il solo ad auspicare un generoso “bis” da parte di Reti, che come network aperto alla condivisione di interessi e relazioni, sembra voler sposare questi temi, dei quali, purtroppo, si parla ancora poco in Italia. Pertanto, se le lobby fanno parte di quel complesso processo decisionale volto alla condivisione di responsabilità, perché non far seguire a questo primo incontro un workshop, un barcamp o qualcosa del genere, per fare in modo che il/i dibattito/i si apra/no ad un audience più ampia? Chissà…
Nel frattempo, concludo facendo notare a chi, come me, si interessa dell’agguerritissimo scontro in corso tra titani del web (vedi su tutti Google, Microsoft, Apple, Yahoo!, ecc.), che ieri Marco Pancini, citando il celebre libro di Jonathan Zittrain, The Furure of the Internet, non si è lasciato sfuggire l’occasione di tirare una sottile stoccata alla rivale Apple, che recentemente ha confermato il suo approccio “chiuso” e “proprietario” all’innovazione online con le release di me.com, iPhone, l’imminente aggiornamento di iTunes, ecc.
Ancora una cosa, semmai si dovessero ripresentare nuove occasioni di confronto sul tema, cerchiamo di evitare una certa rincorsa al “CC-washing” (da “green-washing”, non so se mi spiego…), che potrebbe stonare rispetto alla genuinità dell’atmosfera che si respirava ieri in platea…
Concludo, questa volta sul serio, rinnovando i miei complimenti a Reti per la bella iniziativa. Grazie ancora per l’ospitalità!