Archive for the Research category

Us Election 2008 & ORM


Barack Obama non è nato negli Stati uniti d’America e, pertanto, non può diventare Presidente, dato che non è cittadino americano!

Mi spiace, ma non è credibile. Come avrebbe fatto allora ad evitare che si venisse a sapere fino adesso. Insomma, è persino riuscito a diventare il candidato democratico dopo oltre 16 mesi di estenuanti primarie!

Pensate un po’ che cosa potrebbe succedere se, nei prossimi mesi, proprio nel bel mezzo della campagna elettorale, venisse fuori che Barack Obama, candidato vincente alle primarie del Partito Democratico, non fosse cittadino americano, non essendo nato negli Stati Uniti d’America, e non potesse quindi candidarsi alla presidenza per non andare contro ai dettami costituzionali.

Sarebbe uno scenario apocalittico, inverosimile visto che nessuno dei sui rivali, anche il più acerrimo, si è mai abbassato a tanto, insinuando che poiché Obama è nato alle isole Hawaii, per questo non si poteva candidare.

Eppure, certe voci corrono in rete e milioni di elettori non aspettano altro che scuse come questa per alimentare “l’odio elettorale” e mandare a casa il nemico Osama, ops! volevo dire Obama…

“Americani medi”, scarsamente interessati alla politica, che non hanno alcuna voglia di essere rappresentati da un afroamericano, si sentono in dovere, magari per senso patriottico, di fare tutto il possibile per sgominare l’invasione “zulù”.

La persuasione di massa, specialmente quando in gioco c’è la poltrona più ambita del pianeta, è capace di questi trucchetti e di molto altro ancora, e così nell’era di Internet, ecco comparire una miriade di siti web dove è possibile trovarne di tutti i colori, contro Obama e chiunque si schieri dalla sua parte.

Pochi giorni fa è stato pubblicato un nuovo studio dal Pew Internet & American Life Project, secondo il quale oltre metà degli americani seguono “la politica” online. Il 35% degli intervistati ha dichiarato di aver visto video politici utilizzando piattaforme come YouTube (una percentuale 3 volte superiore rispetto a quella di 4 anni fa). Per non parlare del fund raising, che sembra trovare su Internet il suo canale preferenziale, dato che aumenta la fiducia degli americani per le transazioni online. A questo riguardo “Obama docet” collezionando decine di milioni di dollari di finanziamento per la sua campagna attraverso micro-donazioni effettuate tramite Internet.

Così mentre c’è chi imperversa, insinuando legami inesistenti tra Barack e il terrorismo jihadista, gli Obama Boys si inventano un microsite per combattere le menzogne elettorali: Fights The Smears.

La battaglia che si sta giocando, è quella della reputazione online. E Fight The Smears è sicuramente un eccellente strumento per le attività di ORM (Online Reputation Management) del candidato democratico.

Will Coghlan e Rob Millis ne parlano in uno degli ultimi episodi di Political Lunch, raccomandando agli elettori che si informano via Internet che, anche se ci piace tanto la comunicazione dal basso, è sempre bene controllare le fonti, fare ogni tanto una capatina su qualche “mainstream medium” e in generale diffidare degli sconosciuti…

Qui trovate lo speciale.

Continuando a parlare di politica online, molti di voi ricorderanno l’iniziativa di Michael Arrington, che aveva intervistato i candidati alle primarie (sia Dem che Rep), per eleggere il “tech president”.

Sfruttando la straordinaria popolarità del suo blog TechCrunch Arrington è riuscito ad inserire “i temi della rete” (come ad esempio la campagna per la Network Neutrality) nell’agenda politica dei candidati e a generare consenso nei confronti di (guardacaso) Obama e Mccain, che avevano risposto con maggiore solerzia all’appello della Silicon Valley, meritandosi quindi un Endorsement ufficiale da parte dei lettori di TechCrunch.

Anche questo mi sembra un eccezionale esempio di come si possa generare ed indirizzare il consenso dei potenti e degli utenti online, attraverso un sapiente utilizzo della rete.

Insomma, sembra sempre più verosimile e vicino un futuro dominato dai canali digitali che giocheranno un ruolo da protagonisti nella comunicazione politica.

2007 PR Best Practices

Appena qualche giorno fa, il Prof. Jerry Swerling, Direttore del Centro Studi Strategici di Relazioni Pubbliche presso la USC Annenberg, ha presentato la quinta edizione del GAP Survey Of Public Relations Practices. Per chiunque non conoscesse questo genere di ricerca, si tratta di uno studio che annualmente (oramai da oltre 7 anni) descrive lo stato dell’arte relativamente alle Relazioni Pubbliche in US.

Quest’anno sono stati intervistati un gran numero di professionisti del settore, rappresentanti di oltre 520 organizzazioni (tra aziende ed agenzie), che operano principalmente negli Stati Uniti.

Particolarmente interessante la sezione dedicata alle “best practices” generalmente intese come pratiche utilizzate di frequente dalle organizzazioni più prestigiose del settore.

Vi consigli comunque di leggere tutta la ricerca per intero, ma, nel caso non vi fosse possibile, mi raccomando, non perdetevi il Capitolo VII per scoprire quali siano le “best practices” riconosciute dal USC Annenberg Strategic PR Center.

Data Portability 2009

A proposito di Data Portability, qui sotto un video che ci racconta dove siamo arrivati:


DataPortability - Join The Conversation from Smashcut Media on Vimeo.

qui invece un interessante post per capire dove stiamo andando…

SocialMediaStandards vs. IAB?

Ieri ho ricevuto un e-mail da Jonathan Vanasco, Foudner/CEO di FindMeOn (il nuovo servizio Internet soprannominato “identity aggregator”…). Jonathan partecipa con me al Google Group DataPortability e, sulla scia di questo progetto, un paio di giorni fa ha lanciato una nuova iniziativa: SocialMediaStandards.org.

Di che si tratta?

Se l’esperienza DataPortability ci ha insegnato e continua a dimostrarci, giorno dopo giorno, qualcosa, quel qualcosa è sicuramente che l’unione fa la forza. Così un gruppo di imprenditori, agenzie pubblicitarie, grandi aziende, non-profits e singoli sviluppatori si sono riuniti per condividere le loro esperienze e conoscenze nel campo dei social media.

A che cosa mirano?

Diciamo che, mentre il progetto DataPortability è volto a definire e promuovere gli standards che ci permetteranno di condividere i nostri dati personali all’interno della sterminata galassia di applicazioni online e siti web, l’iniziativa SocialMediaStandards si pone come obbiettivo quello di sviluppare un set comune di criteri e best practices legate alla realizzazione di campagne per social media.

Riprendo uno degli esempi che più si avvicinano alle mie esigenze per spiegare quali possono essere i vantaggi concreti di quest’iniziativa per un’agenzia che sviluppa campagne pubblicitarie avvalendosi dei social media:

The Agency / Brand
An interactive agency builds a microsite/campaign for a consumer brand. It is expected to peak at 2.5MM users, and is a simple photo-sharing application that superimposes brand products with fun captions. The brand maintains that the system runs on their servers with certain corporation-approved technologies.
Today: The agency tries to salvage what it can from previous projects and internal libraries, but ends up building almost everything from scratch too meet the technical requirements.
Tomorrow: The agency downloads the appropriate toolkits, subclasses and extends.

Qui trovate l’email di Jonathan. Sul sito ufficiale SocialMediaStandards.org trovate tante altre utili informazioni e chiarimenti sull’iniziativa, mentre sul blog potrete presto partecipare al dibattito del gruppo.

Qualcuno di voi si sta per caso chiedendo che cosa ci facciamo di SocialMediaStandards se abbiamo già lo IAB?

Sul sito ci hanno tenuto a chiarire le differenze che li distinguono dal progetto DataPortability.

How does Social Media Standards compare to efforts like DataPortability.org ?
Social Media Standards embraces the concepts and technologies involved with Data Portability - how to port information from one Social Media application to another. However we aim to solve a different problem: the internal functionality, architecture and management of the Social Media Applications — how data is stored, how applications are structured, how objects are related. We hope to support all DataPortability formats and protocols in our APIs, Libraries, Toolkits and Reference Implementations. We think we’re a bit closer to IAB in scope, goals and function.

Ma per quanto riguarda l’omozigote IAB, è probabile che se lo stiano chiedendo anche loro e presto sono sicuro ci forniranno una risposta.

PS. a tal proposito spero che la rappresentazione più in alto renda l’idea…

The Authentic Enterprise: Relationships, Values and The Evolution of Corporate Communications

 

Grazie a For Immediate Release ho potuto ascoltare un’interessantissima intervista a Jon Iwata, Senior Vice President Communications, IBM Corporation, and Chair of the Authentic Enterprise task force for Page.

Durante la conversazione si è parlato di un withe paper pubblicato recentemente dalla Arthur W Page Society, ed intitolato The Authentic Enterprise: Relationships, Values and The Evolution of Corporate Communications (PDF).

In un contesto in continua evoluzione come quello attuale, in che modo le organizzazoni, di qualuque natura esse siano (grandi, piccole, ONG, corporations, ecc.), possono riuscire a gestire con successo le relazioni con clienti, investitori, partners, impiegati e gli altri portatori di interesse?

Il report include anche i risultati di una ricerca condotta tra i CEOs di 31 grandi multinazionali, ai quali è stato chiesto come pensano che il loro lavoro si debba modificare per venire in contro alle nuove esigenze di un contesto in continua evoluzione.

Già dal titolo è possibile intuire una delle conclusioni centrali del rapporto:

In a word, authenticity will be the coin of the realm for successful corporations and for those who lead them. (…) Some enterprises will choose to retreat from this conundrum entirely. The growth of private equity today may be testament to that. But for those corporations that remain public and that aspire to build trusted brands, sustainable marketplace success and community reputation, the imperative of authenticity will inevitably grow in importance.

Vi consiglio caldamente di ascoltare l’FIR interview con Jon Iwata e di scaricarvi il white paper per approfondire…