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La via italiana ai siti di social network

Fabio Gigetto, ricercatore dell’Università di Urbino e collaboratore di LaRiCA (Laboratorio di Ricerca Comunicazione Avanzata), sta conducendo uno studio veramente molto interessante per analizzare il fenomeno social network in Italia. L’intenzione sarebbe quella di comprendere meglio il modo in cui queste piattaforme vengono utilizzate nel nostro paese e individuare i trends emergenti.

La premessa di fondo è la seguente:

I siti di social network (SNSs) come MySpace, Facebook, Orkut, Friendster o Bebo, da quando sono comparsi, hanno attratto milioni di utenti in tutto il mondo. Pur trattandosi di un successo globale un attento esame delle piattaforme più usate in ciascuna nazione può evidenziare percorsi di domesticazione anche molto diversi motivati da differenze culturali, ragioni storiche e caratteristiche specifiche di ogni singolo sito di social network.

Facebook e Badoo sono le piattaforme sulle quali si concentra l’analisi del ricercatore in questa fase.

The Italian way to SNSs

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Vorrei invitare tutti a partecipare alla survey, che vi ruberà non più di 5 min.

When did we start trusting strangers?

Universal McCann ha recentemente pubblicato i risultati di una ricerca volta ad indagare il fenomeno secondo il quale, grazie ad Internet, siamo diventati tutti, in qualche modo, “influencers”.

Che cosa vorrebbe dire? … in pratica che:

- Anyone can influence anyone
- Friendship is no longer local or face to face
- Everybody is an influencer
- New super influencers rise above the mass
- The new influence ecosystem has fundamentally changed how we buy products and services

… e in soldoni cosa significa per il mio business? beh… per cominciare, iniziamoci a porci qualche sempplice domanda:

- Who is the influencer in your business category?
- What marketing communications work for your influencers?
- What they do online?
- What they create, what they view, what they share?
- What does it mean for your marketing communications?
- What are the implications for your business?

Considerazioni apparentemente scontate, ma che sembrano fondarsi su una solida base di dati, raccolti tra oltre 17,000 active internet users in ben 29 paesi in tutto il mondo (Italia compresa).

Dimenticavo, il documento è anche stato impaginato in modo divertente ed è ben strutturato, fatta eccezione per qualche refuso qua e là e l’assenza di un executive summary…

Ne volete una copia? La ricerca in formato pdf è scaricabile liberamente qui.

Glow, the first national schools intranet

Qualche tempo fa avevamo parlato di come l’educazione, a tutti i livelli, si possa avvantaggiare di Internet e, più in generale, degli strumenti offerti dalle ICT, per meglio soddisfare le esigenze di studenti in tutto il mondo. Oggi leggendo un articolo sul Times scopro che in Scozia si stanno facendo progressi da giganti a questo riguardo e di recente è stata presentata la prima Intranet dedicata all’istruzione di un’intera nazione.

Il progetto è decisamente impegnativo, se consideriamo che è costato sino a questo momento oltre 75 milioni di dollari e che ci sono venuti ben 4 anni per realizzarlo. Ecco come se viene raccontato dal sito ufficiale:

Which are Glow’s goals:

  • Glow enables innovation in teaching approaches by offering unique learning opportunities.
  • Glow helps motivate young people to work independently and collaboratively.
  • Glow supports individualised learning, allowing for personalisation and choice.
  • Glow provides children and young people with relevance in their learning.

What Glow will provide

  • A trusted and safe environment for pupils, teachers and parents.
  • An area to create personalised programmes of work and share curricular resources.
  • A variety of online tools to enhance learning experiences.
  • Virtual learning to share information and take part in a lesson.
  • Tools to enable you to communicate and collaborate across the network.

Non c’è che dire, senz’altro in un sistema scolastico arretrato come il nostro, un’iniziativa simile potrebbe contribuire significativamente a stimolare professori e studenti. Difatti, tra le tante cose di cui l’istruzione italiana ha certamente bisogno c’è sicuramente l’esigenza di stimolare una diffusa aspirazione al cambiamento, per accogliere un futuro che è oramai dietro l’angolo.

Penso al potenziale che avrebbe per il settore nel suo insieme, il fatto di poter contare su iniziative sperimentali, anche solo a livello locale, che abbiano però luogo al Nord, così come al Sud. Mi auguro che si presentino presto esempi di best practices nostrani a tutti i livelli della “filiera formativa”.

Gli approcci potrebbero essere molteplici, non solo pubblici al 100%, e le aziende dovrebbero certamente guardare con attenzione gli sviluppi del settore, che potrebbe offrire loro ghiotte occasioni di business. Avete mai sentito parlare, per caso, di BusRadio?

Us Election 2008 & ORM


Barack Obama non è nato negli Stati uniti d’America e, pertanto, non può diventare Presidente, dato che non è cittadino americano!

Mi spiace, ma non è credibile. Come avrebbe fatto allora ad evitare che si venisse a sapere fino adesso. Insomma, è persino riuscito a diventare il candidato democratico dopo oltre 16 mesi di estenuanti primarie!

Pensate un po’ che cosa potrebbe succedere se, nei prossimi mesi, proprio nel bel mezzo della campagna elettorale, venisse fuori che Barack Obama, candidato vincente alle primarie del Partito Democratico, non fosse cittadino americano, non essendo nato negli Stati Uniti d’America, e non potesse quindi candidarsi alla presidenza per non andare contro ai dettami costituzionali.

Sarebbe uno scenario apocalittico, inverosimile visto che nessuno dei sui rivali, anche il più acerrimo, si è mai abbassato a tanto, insinuando che poiché Obama è nato alle isole Hawaii, per questo non si poteva candidare.

Eppure, certe voci corrono in rete e milioni di elettori non aspettano altro che scuse come questa per alimentare “l’odio elettorale” e mandare a casa il nemico Osama, ops! volevo dire Obama…

“Americani medi”, scarsamente interessati alla politica, che non hanno alcuna voglia di essere rappresentati da un afroamericano, si sentono in dovere, magari per senso patriottico, di fare tutto il possibile per sgominare l’invasione “zulù”.

La persuasione di massa, specialmente quando in gioco c’è la poltrona più ambita del pianeta, è capace di questi trucchetti e di molto altro ancora, e così nell’era di Internet, ecco comparire una miriade di siti web dove è possibile trovarne di tutti i colori, contro Obama e chiunque si schieri dalla sua parte.

Pochi giorni fa è stato pubblicato un nuovo studio dal Pew Internet & American Life Project, secondo il quale oltre metà degli americani seguono “la politica” online. Il 35% degli intervistati ha dichiarato di aver visto video politici utilizzando piattaforme come YouTube (una percentuale 3 volte superiore rispetto a quella di 4 anni fa). Per non parlare del fund raising, che sembra trovare su Internet il suo canale preferenziale, dato che aumenta la fiducia degli americani per le transazioni online. A questo riguardo “Obama docet” collezionando decine di milioni di dollari di finanziamento per la sua campagna attraverso micro-donazioni effettuate tramite Internet.

Così mentre c’è chi imperversa, insinuando legami inesistenti tra Barack e il terrorismo jihadista, gli Obama Boys si inventano un microsite per combattere le menzogne elettorali: Fights The Smears.

La battaglia che si sta giocando, è quella della reputazione online. E Fight The Smears è sicuramente un eccellente strumento per le attività di ORM (Online Reputation Management) del candidato democratico.

Will Coghlan e Rob Millis ne parlano in uno degli ultimi episodi di Political Lunch, raccomandando agli elettori che si informano via Internet che, anche se ci piace tanto la comunicazione dal basso, è sempre bene controllare le fonti, fare ogni tanto una capatina su qualche “mainstream medium” e in generale diffidare degli sconosciuti…

Qui trovate lo speciale.

Continuando a parlare di politica online, molti di voi ricorderanno l’iniziativa di Michael Arrington, che aveva intervistato i candidati alle primarie (sia Dem che Rep), per eleggere il “tech president”.

Sfruttando la straordinaria popolarità del suo blog TechCrunch Arrington è riuscito ad inserire “i temi della rete” (come ad esempio la campagna per la Network Neutrality) nell’agenda politica dei candidati e a generare consenso nei confronti di (guardacaso) Obama e Mccain, che avevano risposto con maggiore solerzia all’appello della Silicon Valley, meritandosi quindi un Endorsement ufficiale da parte dei lettori di TechCrunch.

Anche questo mi sembra un eccezionale esempio di come si possa generare ed indirizzare il consenso dei potenti e degli utenti online, attraverso un sapiente utilizzo della rete.

Insomma, sembra sempre più verosimile e vicino un futuro dominato dai canali digitali che giocheranno un ruolo da protagonisti nella comunicazione politica.

Be Kind Swed Yourself!

Ieri sono finalmente riuscito a vedere il nuovo film di Michel Gondry, “Be Kind Rewind”.

Se mi è piaciuto?

Diciamo che avevo sentito dire un gran bene del regista, che si era già cimentato con due pellicole di grande successo, come Eternal Sunshine of the Spotless Mind e La science des rêves, che però non avevo mai visto. Poi sapevo che Jack Black aveva una parte rilevante e così mi aspettavo di ridere per la sua comicità solitamente demenziale.

E invece…

Per usare un’espressione a me molto cara, “Be Kind Rewind” è uno di quei film che “ti crescono dentro”…

E sì, perché una volta usciti dalla sala o lo liquidi facilmente dicendo:

“un po’ strambo, anche se quando si sono messi a fare il ramake di Gosthbosters mi sono veramente tagliato…”

oppure, ci rifletti un po’ su e riconosci che “Be Kind ReMind” è molto di più.

Con una storia apparentemente leggera e sconclusionata, Gondry mira a risvegliare l’indole naturalmente creativa dello spettatore. Raccontandoci le “peripazie” di due giovani ragazzi che si improvvisano filmaker per salvare dal fallimento una piccola videoteca nella provincia di NY, l’autore sembra voler denunciare, più o meno esplicitamente, l’apatia creativa degli uomini, soggiogati dall’intrattenimento di massa. La piccola comunità, che abitualmente si rifornisce di classici Hollywoodiani presso la videoteca di Mr. Fletcher, non si fa sfuggire l’occasione di dare libero sfogo alla propria voglia di protagonismo e così, alla prima occasione, scopre che è possibile divertirsi enormemente di più come intrattenitori di noi stessi, risvegliando quell’intelligenza creativa che ci contraddistingue come animali pensanti.

Insomma, questo storia un po’ surreale è, a mio modesto avviso:

- un toccasana rivitalizzante per le nostre menti offuscate, vittime della passività consumistica così tipica dell’intrattenimento moderno (chi l’ha mai detto che bisogna smettere di giocare?)
- un inno alla gioia del lavoro di gruppo, quando animato dalla più genuina voglia di partecipare.
- l’ennesima conferma che la rivoluzione digitale, Internet e i così detti User Generated Content ci offrono un’opportunità straordinaria per riscoprirci “creativi”, tutti!

Ovviamente, per questo film non poteva mancare una campagna di lancio in pieno stile Web 2.0 con tanto di Sweded Trailer, “maroccato” dallo stesso Gondry e l’invito a maroccarne tanti altri.

Allora, prima godetevi il trailer originale

Poi quello maroccato

Per fortuna non sono l’unico a preferire questa versione…

E in infine, se ci avete preso gusto, date un occhio a uno dei miei classici preferiti, ovviamente maroccato: