L’altro giorno, per rispondere ad una richiesta di un cliente, mi è capitato di dover riordinare un po’ le idee riguardo agli innumerevoli modi per “monetizzare” un sito web.
Dall’ultima volta che mi ero posto il problema, devo ammettere che ne sono cambiate di cose. Oltre a scoprire nuove modalità per esporre contenuti pubblicitari di vario genere, ho notato una certa spregiudicatezza in alcune offerte…
Mentre cercavo di orientarmi tra qualche appunto e una marea di post di altrettanti “guru” in materia, ho scoperto un servizio che si chiama PayPerPost. Molti di voi lo conosceranno già, perchè non è una novità. Certo è che il loro approccio al Consumer Generated Advertising (CGA) è decisamente interessante.
In che cosa consiste? PPP ha praticamente organizzato un “borsino del CGA”, grazie al quale investitori e utenti (nella fattispecie bloggers e facebook addicted) possono rispettivamente finanziare e vendere spazi pubblicitari generati dagli stessi utenti della rete.
Come? Qui si deguito vi riporto i due tutorial che vi spiegheranno il funzionamento del “marketplace” di PPP.
L’opinione che mi sono fatto di questo servizio è decisamente contrastante.
Da una parte mi verrebbe da dire che i blogger che aderiscono all’iniziativa, in qualche modo, si svendono per pochi soldi, rischiando di danneggiare un po’ tutto il fenomeno di democraizzazione dei media.
Dall’altra, invece, ripensando a quando avevo appena iniziato a lavorare in un ufficio stampa e al mio stupore quando avevo scoperto il modo attraverso il quale sbocciano gli articoli tratti da “press releases copy and paste”, allora mi è venuto in mente che forse PPP non era così cattivo…
Diciamo che il consumatore disincantato dei giorni nostri dovrebbe avere tutti gli anticorpi necessari per digerire qualche PP (Payed Post). Inoltre PPP non segue un approccio da “persuasore occulto” nè, peggio ancora, a rischio astroturfing, che sarebbe penalmente perseguibile (almeno in UE). Al contrario per associarsi al servizio è richiesta la pubblicazione di un mini-banner che rende pubblica l’adesione del blogger.
Insomma, almeno per il momento, il sottoscritto non si è ancora affiliato al borsino dei post a pagamento, nè conta di farlo in futuro. Anche perchè con i quattro lettori che conta S.T. ci sarebbe poco da guadagnare… ovviamente, pochi ma BUONI!!! Però non si sente nenache di demonizzare quanti accetteranno di farlo.
Credo che oramai tutti conoscano la celebre campagna “Hello I’m a Mac, and I’m a PC” che imperversa negli Stati Uniti da ben tre anni.
Vi offro un paio di esempi per intenderci.
Ecco lo spot che ha aperto la campagna:
e qui un altro esempio che credo funzioni bene per introdurre il discorso:
ci sono voluti decine e decine di spot nei quali la casa di Cupertino sbeffeggiava i “PC guys” (una formula indiretta per definire gli utenti Windows) per convincere “Bill” a far qualcosa, avvalendosi dei consigli dei così detti “guru” di Crispin Porter + Bogusky.
il tentativo di rivendicare orgogliosamente la loro identità “PC” risulta decisamente deludente. Certo, qualcosa dovevano pure inventarsi, ma inseguire “Steve” sul terreno della “coolness” è stata un mossa azzardata e la Apple non si è lasciata sfuggire l’opportunità di un’arringa finale, che chiude definitamente lo scontro a favore delle “mele mozzicate”.
la contro-risposta degli strateghi Apple è decisamente efficace: rinfacciare alla Microsoft di aver speso troppi soldi in investimenti pubblicitari, per spingere il sistema operativo Vista, e non preoccuparsi di investire abbastanza per tentare di migliorarlo. Come? Ovviamente avvalendosi anche loro della tanto vituperata pubblicità.
E allora perché non inscenare un chioschetto, di quelli dove le “giovani marmotte” vendono torte, per finanziare così l’indebitamento dell’azienda di Redmond?
RISULTATO
Mac vs. PC = 2 - 0
Restiamo in attesa di vedere la contro-contro-mossa di Microsoft…
Sono rimasto incuriosito da un articolo che avevo letto su Brand Republic qualche giorno fa. Si parlava di una UGC (sta per User Generated Content) campaign organizzata dalla CNN e dal South African Tourism per promuovere il turismo in quel paese e, così, sono andato a visitare il microsite dedicato per capire di che cosa si trattasse.
A quanto pare è un progetto che durerà fino al 2010 e che sarà sostenuto da una campagna di lancio che prevede TV, print e digital (ovviamente…).
Agli utenti sarà chiesto di partecipare inviando contributi come film, fotografie e storie in genere che raccontino la loro esperienza di viaggio in quel paese.
L’iniziativa (che sarebbe dovuta essere) in pieno “stile web 2.0″ è stata realizzata in collaborazione con Brand 42, un agenzia di consulenza con base a Londra, e sarà diffusa attraverso varie piattaforme di social networking come Facebook e Flickr.
Sinceramente, visitando il sito, sono rimasto un po’ deluso e mi associo alle critiche che Neville Hobson ha rilasciato durante uno degli ultimi episodi del suo podcast.
Il microsite, che dovrebbe essere il fulcro di questa campagna e che dovrebbe consentire l’interazione con gli utenti, avvalendosi di tutti gli strumenti disponibili, manca completamente di tools di base come quelli per la Syndication, link a piattaforme esterne come YouTube, Flickr o la possibilità di commentare da parte dei visitatori. Quando si accede alla home parte in automatico un video che non è neanche possibile fermare, il tutto risulta estremamente pesante per la navigazione ed è impacchettato secondo un approccio chiuso.
Se l’iniziativa doveva seguire una “logica aperta”, che scardinasse quella “one way communication” così distante dalla filosofia dell’internauta contemporaneo, allora doveva adeguarsi anche a quelli che oramai sono considerati gli stardard di qualunque progetto degno di riferirsi al fenomeno web 2.0.
Loopt, uno di quei location-based social network, è alla ricerca di popolarità, per accaparrarsi nuovi clienti e calvalcare l’onda di alcune release che si prevede rivitalizzeranno il mercato (sempre più difficile da delimitare) dei servizi di social networking. Su tutte, ovviamente, quella del nuovo iPhonne 3G con GPS integrato (d-2!!!).
Per farsi conoscere un po’ si affida a una campagna di video virali diffusa su YouTube, Facebook, TaxiTV e WABC-TV.
Lo spot non era sufficiente per rendere l’idea, così Loopt ha anche co-prodotto una web-serie con Black20, nella quale il giovane David Price girovaga per NY avvalendosi dei prodigiosi servizi del local-based social network:
From the streets and neighborhoods of New York City, to his comfortable spot behind the desk, Dave gives you what you love in the middle of the night, in the middle of the day.
Per rifletterci un pò su, Greg Sterling su Local Mobile Search ci offre qualche interessante spunto, presentandoci alcuni risultati di una ricerca condotta da LMS/Multiplied Media.
L’iPhone 3G, che sarà disponibile nei negozi questo venerdì, risolverà alcune di queste problematiche, anche se, a quanto pare, la stragrande maggioranza di americani non capisce l’utilità di questi nuovi servizi che integrano le funzionalità dei dispositivi mobili.
D’altronde, in Italia, com’è risaputo, quando si parla di cellulari non ci facciamo mettere i piedi in testa da nessuno e chissà che non se ne cominci a parlare anche qui da noi…
Non so se vi sia mai capitato d incontrare un certo Steve Ballmer in giro per la rete. In passato non è che abbia collezionato performances particolarmente brillanti, in parte per via di alcuni viral, che lo ritraevano, diciamo… non sempre al meglio delle proprie capacità comunicative…
Qualche giorno fa, però, è uscita una nuova video intervista rilasciata ai reporter del Washington Post che vi riporto qui sotto.
Si parla di scenari futuri per Internet, di quali strategie Microsoft pensa di seguire per competere in un mercato sempre più agguerrito e che sembra quasi sfuggirgli di mano.
Tra le sue previsioni relativamente all’adv:
‘There will be no media consumption left in 10 years that’s not delivered over an IP network. In the next 10 years, the whole world of media, communications and advertising will turn upside down: advertising, commerce, community and content will all blend and everything will be delivered in electronic form.’ - Forse un po’ scontato?
E ovviamente, dal momento che, almeno sino a questo momento l’adv online si è giocato prevalentemente basandosi sui dati raccolti attraverso servizi di ricerca:
‘It’s important to be in search… that’s a business we want to be in.’
Peccato che, solo pochi giorni dopo quest’intervista, si siano fatti sfuggire Yahoo!..
ps. i video sono un po’ pesanti, quindi, se avete difficoltà a visualizzarli, date un occhio qui.
ps2. qualcuno mi sa dire perché Ballmer deve sempre gesticolare così tanto…!!!