L’inarrestabile ascesa dei social network di nicchia

Grazie a Vincos ho appena scoperto uno spot veramente interessante di IBM. Dateci un occhio…

 

Quelli di Big Blue con questo TVC sembrano proprio voler mettere in discussione il valore del social networking, almeno per come lo abbiamo conosciuto sino ad oggi. In effetti il giovane impiegato, certamente più avvezzo alle tecnologie rispetto alla capa un po’ attempata, ha un espressione assolutamente basita quando la donna gli chiede di rintracciare “un team di 23 professionisti della finanza esperti di arbitraggio, con più di 10 anni di esperienza, in grado di parlare Cantonese ed essere operativi per lunedì!” (l’eccellente traduzione è sempre di Vincos). Il giovane si trova in grande difficoltà a dover giustificare quel suo atteggiamento un po’ arrogante quando si vanta di fare “social networking” e la donna  sembra proprio consapevole di aver colpito nel segno.

Allora quale sarà mai il senso del social networking? Se è vero che piattaforme come Friendster, prima, e MySpace, poi, sono riuscite a generare un fenomeno di massa, fatto di milioni di persone disposte spendere sempre più tempo online, scambiando foto, video e interagendo con i propri contatti; è anche vero che ancora non si è capito bene quale sia il reale valore aggiunto di queste nuove piazze virtuali. Si tratta semplicemente di una moda passeggera o di una straordinaria occasione per perder tempo dietro alla scrivania di un ufficio???

C’è una bella differenza tra il concetto di “amico”, “friend”, “contact” (chiamatelo come vi pare…), che abbiamo su MySpace, rispetto a quello presente su Facebook (ovviamente social network come Plaxo e LinkedIn sono un’altra cosa…). Il fatto che si possa contare su più “account” online ci induce più o meno volontariamente a modulare, a seconda della piattaforma utilizzata, il grado di partecipazione (c’è chi direbbe “engagement”) nei confronti dell’esperienza “sociale” che vi ha luogo.

Si tratta di una prospettiva che un’iniziativa come Data Portability potrebbe presto sconvolgere, dandoci la possibilità di uniformare la gestione del profilo personale attraverso i vari luoghi della nostra social map.

Un fenomeno da tenere in considerazione è sicuramente quello dei “social network di nicchia”. Su Forbes.com ho letto recentemente un interessantissimo articolo che sembra accreditare questo trend in ascesa. In quest’ultimo periodo si assiste alla comparsa di decine di micro-social network tematici come Athlinks, una community di ben 34.000 sportivi, che si scambiano consigli e condividono esperienze online. Oppure come Goodreads, un social network composto librofili che si scambiano suggerimenti e condividono online la loro passione per la lettura.

Se i big del social networking (Facebook, MySpace, Bebo, Orkut…) appaiono eccessivamente dispersivi e non riescono a coinvolgere più di tanto i loro utenti, queste micro-comunità mettono radici lì dove la convergenza di interessi particolari spinge i naviganti ad incontrarsi online ed a stringere relazioni più sentite.

Per quel che riguarda i guadagni legati alle inserzioni pubblicitarie, questi social network di nicchia non possono certo competere con i social network “generalisti”. Al contempo, viene loro riconosciuta la capacità di riunire un pubblico ben definito e particolarmente appassionato riguardo una certa tematica; e gli inserzionisti sono disposti a pagare anche 10 volte di più per uno banner pubblicitario.

Altri esempi di social network tematici citati su Forbes.com sono SkiSpace, per gli appassionati di sport invernali; Ravelry per i cultori dell’uncinetto che cercano ispirazione in rete (sorprendete ma vero, la waiting list per ricevere un invito ad iscriversi vede più di 5.000 utenti in lista d’attesa!!!); e, per concludere, ActiveBoating.com, il social network per tutti gli appassionati di sport nautici e navigazione in genere.

Chiunque non si fosse ancora fatto contagiare dal fenomeno social network, un giorno troverà certamente qualche micro-community che faccia al caso suo e magari, una volta che si sarà affermato il principio della portabilità dei dati personali, potrà tranquillamente scorrazzare da un social network all’altro fornendo ai pubblicitari una mappatura sempre più precisa dei suoi interessi e delle sue frequentazioni online (PORNOGRAFIA PURA PER QUALUNQUE PUBBLICITARIO CHE SI RISPETTI!!!).

LinkedIn Mobile

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Un paio di giorni fa LinkedIn (Sequoia Capital, Greylock, the European Founders Fund, Bessemer Venture Partners) ha annunciato la release della versione mobile del socialnetwork.

Non è certamente una novità per un socialnetwork sperimentare soluzioni dedicate a dispositivi mobili. MySpace ha recentemente stipulato un accordo con  l’operatore di telefonia Sprint per offrire accesso gratuita alla versione MySpace Mobile negli Stuti Uniti e tanti altri si stanno impegnando per anticipare il trend del futuro: la possibilità cioè di essere sempre connessi, avvalendosi dei cellulari di nuova generazione, di iPhone e quant’altro.

Le funzioni principali presenti su LinkedIn Mobile saranno quella di visualizzazione dei profili, ricerca di contatti condivisi, la possibilità di invitare amici e colleghi, e quella di ricevere la newsletter del network. Vi sembra poco? A dire il vero non potrei darvi torto, specialmente se consideriamo il successo di altri socialnetwork come Dopprl, che sono riusciti a integrare in modo eccellente il concetto di mobilità e quello networking professionale.

E’ probabile che il prossimo passo per LinkedIn sarà proprio questo e fino a quel momento, credo che il mio rapporto con LinkedIn sarà molto poco mobile…