Qualche appunto in tema di social media

In questi giorni sembra che si siano scatenati in parecchi per parlare di strategie per il monitoraggio dei così detti social media. C’è stato chi ha elencato “50 magici steps” (non uno di più, né uno di meno, come suggerisce Fabio Malagnini sul suo Dr.Stupid) da seguire per ottimizzare la propria presenza online, chi ha proposto la formula chiavi in mano per monitorare efficacemente l’universo SM e chi, invece, ci teneva a sottolineare l’importanza di un “approccio strategico” in materia SM.

I promotori di queste riflessioni e i tanti commentatori che si sono affrettati a dire la loro sull’argomento, hanno contribuito generosamente con utili consigli e hanno accesso un vivace dibattito che si propaga nella blogosfera. Giovandomi di cotanta generosità, ho pensato che sarebbe stato utile, prima di tutto per me stesso e poi, magari, per qualche occasionale lettore di S.T., riordinare un po’ le idee proponendo una personale interpretazione del processo di definizione strategica applicato ai SM. Ovviamente si tratta di semplici appunti, da rivedere con calma appena avrò un po’ di tempo libero de dedicarci. Ecco qui sotto uno schema step by step.

Fase 1: definizione del posizionamento online
1.0 rilevazione della “presenza” tramite scansione web.
1.2 tra i tanti tools a disposizione: Google Alerts, del.icio.us subscriptions, tweetscan, Tweetstats and tagcrowd.com, Pipes, Topix.net, Technorati, Google Reader, Netvibes, My Yahoo!, Grazr, o altre piattaforme proprietari come TruCast, Radian6, Buzzlogic., Nielsen, Cymfony.
2.0 social media mapping

Fase 2: analisi del posizionamento online
1.1 identificazione e analisi delle principali vetrine informative e di discussione
1.2 quantificare il totale volume clips che ci riguardano vs. totale volume clips dei nostri competitors
1.3 attribuire un “peso” a ciascuna fonte (Sam Lawrence suggerisce da 1 a 3, dal blog di nicchia al sito web più trafficato)
1.4 rappresentare graficamente il rapporto tra “peso” e “volume” identificati per fonte.
1.5 osservare nel tempo l’andamento di questo rapporto per trarne considerazioni significative (tipo: quali siti web si dimostrano più reattivi ai nostri interventi? quali invece risultano impermeabili? su quali ci dobbiamo concentrare maggiormente? ecc.)
2.1 definizione degli assets relativi, in funzione della strategia MARCOM in essere
2.2 identificare gli argomenti della conversazione (sempre Sam ci consiglia di distinguere due macro categorie: “prodotto” e “tema”)
2.3 tentare di definire il “tono” relativo ai clips più rilevanti (niente software, non ci sono automatismi e scorciatoie a nostra disposizione…)
3.1 identificare degli stakeholders maggiormente rilevanti
3.2 segmentare gli infuencers per categorie (Sam propone quelle di “suppporters”, “competitors” e “bloggers”, ma a me questa distinzione sembra un po’ confusa e, sinceramente, non mi convince)
4.1 definire gli obiettivi di comunicazione in considerazione dell’analisi effettuata
4.2 in funzione degli obiettivi individuati, considerare opportune modalità di misurazione del ROI (a riguardo Charlene Li e Josh Bernoff)

Fase 3: sviluppo ed implementazione strategica

- pensare in grande e sviluppare dei “messaggi crossmediali”, che si riescano quindi ad inserire in uno sforzo di pianificazione integrato.

- proporsi seguendo un percorso logico, esponendosi gradualmente e, soprattutto, in modo comprensibile per gli altri partecipanti alla conversazione.

- Chris Brogan ha proposto ben 50 steps per indirizzare correttamente la vostra strategia, qui vi riporto solo quelli più significativi (i miei sono 17, non me ne voglia…):

  • 1. If you’re blogging, make that a home base for all your other efforts.
  • 4. On those networks and on your “passport” accounts, make sure you link everything back to the blog.
  • 7. Subscribe to 50 or more blogs in a similar space as yours, including competitors, and any industry blogs.
  • 9. After you’ve written your first blog post, take some time to comment on some of those 50 blogs, but NOT about your first post.
  • 10. Make sure it’s easy for people to subscribe to your blog, via a reader and also via email. (Nearly 50% of my blog subscribers are receiving [chrisbrogan.com] in email).
  • 12. Run periodic checks of your blog/site using Website Grader to see if you’re technically sound and findable.
  • 14. For whatever reason, graphics in posts improve audience. Check out Flickr’s Creative Commons http://flickr.com/creativecommons pool for how to use which kinds of graphics appropriately.
  • 16. Outside of your blog, be sure to update/refresh the information on your social networks every two or three weeks. USE the networks more often, but refresh your profiles and other info.
  • 17. Seek out opportunities to guest post on more popular blogs in your space. Don’t be spammy and over-link to your own site/posts. Add value.
  • 23. Riff off other blog posts you like, and add some value beyond linking back to those original posts (and always link back to those posts).
  • 25. Skim news aggregator sites like Reddit or Digg (or what’s appropriate to your industry), and create posts from there.
  • 26. Ask your audience what they need, what they’re struggling with.
  • 31. Look into creating additional materials like an ebook or online course from your best materials.
  • 35. Add social bookmarking plugins like Add This to your blog to improve distribution.
  • 44. Rank each blog post on effectiveness based on your own criteria. Review weekly and monthly.
  • 49. Set 3 month goals to review progress with upper management. Determine if this is having any impact.
  • 50. Though these last 10 tips are about numbers, NEVER treat people like numbers in social media.

- per concludere, anche se ci sarebbe ancora parecchio da dire, su MediaMeter non lasciatevi sfuggire alcune interessanti riflessioni sulla conferenza organizzata da Edelman all’inizio di luglio per parlare di social media. Marcel LeBrun, CEO di Radian6, e Sean Moffitt si sono confrontati sui temi relativi alla misurazione dei social media, presentando rispettivamente i 10 tipi di conversazioni da monitorare e le 10 leggi (quasi) immutabili della misurazione delle conversazioni.

Il Garante se la vede con la Privacy 2.0

Durante la relazione annuale (2007) al Parlamento, tenutasi ieri mattina, il Garante per la Protezione dei Dati Personali, Francesco Pizzetti, ha rivolto un appello accorato alle istituzioni ed alle aziende, le quali devono adeguare il loro operato alle esigenze di cautela e riservatezza relative alla gestione dei dati personali di cittadini e consumatori.

La sollecitazione aveva un che di retorico e, allora, rivolgendosi ai cittadini/consumatori, nel corso di un discorso variamente articolato ed infarcito con massicce dosi di politichese, si è raccomandato che ciascuno tenga alta la guardia, per tutelare i propri interessi di riservatezza.

Pizzetta parla di giovani “nativi di Internet” forse inconsapevoli dei rischi e della portata di certi comportamenti. Parla di Google e delle possibili derive di innovazioni senza dubbio utili come la localizzazione geo-satellitare, ma parla anche di social networks, da Youtube a Myspace, Facebook, Asmallworld, che “consentono a milioni e milioni di persone di scambiarsi notizie, informazioni, immagini, destinate poi a restare per sempre sulla rete. Il che può determinare in futuro, specie nel momento dell’accesso al lavoro, rischi anche gravi per giovani e giovanissimi, che spesso usano queste tecnologie con spensieratezza e inconsapevolezza”.

Ma la questione è ben più complessa e le potenziali ricadute sul piano della Privacy, assai più pericolose. Difatti, i vari ambienti virtuali, che milioni di persone frequentano quotidianamente, non detengono semplicemente un archivio di fotografie, chat, video scambiati dagli utenti. Bensì, questi soggetti acquisiscono e consolidano un vantaggio competitivo nei confronti dei rispettivi competitors, quanto più riescono ad attirare nuova utenza e, sopratutto, a fornirne un profilo ai potenziali investitori pubblicitari. La riflessione del Garante dovrebbe, a mio avviso, rivolgersi proprio a questo, cercando di chiarire se ci siano o meno dei pericoli concreti generati dall’operato di questa nuova tipologia di imprese, che ha a sua disposizione strumenti di raccolta dati ed analisi del comportamento dei consumatori inediti grazie a Internet.

L’interminabile saga di fusioni e acquisizioni perpetrate dai colossi della rete, quando potrà incorrere in conflitto con le politiche volte a garantire la tutela dei diritti del cittadino sui propri dati personali?

In che modo il Garante dovrebbe fornire una propria interpretazione della filiera di produzione di servizi relativi all’industria del social networking?

A tal riguardo sarebbe molto interessante sapere se il Garante stia seguendo alcune delle sperimentazioni in corso, che si prevede possano rivoluzionare l’attuale scenario relativo alla gestione dei dati personali online.

Cos’ha da dire il Garante di due dibattiti sulla Privacy attualmente in corso come quello di DataPortability e The Internet Bill Of Rights?

Supercool School IBR Classes

Quando frequentavo il Metropolitan College alla BU, mi ricordo che uno dei corsi che mi aveva appassionato di più era quello del prof. Harry Costin, Developing, Implementing, and Organizing for New Products and Services. La prova finale, prevedeva lo sviluppo, se pur in forma embrionale, di una sorta di business plan, che descrivesse il nostro progetto di “business innovativo”.
Quando ci toccò di eleggere democraticamente l’idea da seguire, proposi di realizzare una piattaforma di social networking che offrisse servizi innovativi di e-learning, ma non solo, a studenti e professori universitari. L’idea fu apprezzata e il team fu premiato con un bel voto.
A quel tempo Facebook non era il colosso che conosciamo oggi, era appena stato fondato e l’accesso era limitato a università e aziende, ma comunque rappresentava un modello cui ispirarsi per innovare i tanti ambiti dell’interazione sociale (famiglia, scuola, lavoro…).
Oggi ho scoperto un’interessante applicazione grazie alla quale è possibile seguire dei veri e propri corsi online, avvalendosi della medesima piattaforma di social networking che, nel frattempo, ha raggiunto dimensioni un tempo impensabili.

Si chiama Supercool School, date un occhio qui sotto.

Martedì prossimo avrò occasione di sperimentare il servizio seguendo il corso introduttivo al progetto Internet Bill of Rights (IBR) tenuto Robert Guerra, un’autorità tra i promotori di quest’iniziativa. Se siete anche voi interessati a testare Supercool School o sei volete saperne di più sul progetto IBR, l’iscrizione è gratuita.

Loopt Campaign

Loopt, uno di quei location-based social network, è alla ricerca di popolarità, per accaparrarsi nuovi clienti e calvalcare l’onda di alcune release che si prevede rivitalizzeranno il mercato (sempre più difficile da delimitare) dei servizi di social networking. Su tutte, ovviamente, quella del nuovo iPhonne 3G con GPS integrato (d-2!!!).

Per farsi conoscere un po’ si affida a una campagna di video virali diffusa su YouTube, Facebook, TaxiTV e WABC-TV.

Lo spot non era sufficiente per rendere l’idea, così Loopt ha anche co-prodotto una web-serie con Black20, nella quale il giovane David Price girovaga per NY avvalendosi dei prodigiosi servizi del local-based social network:

From the streets and neighborhoods of New York City, to his comfortable spot behind the desk, Dave gives you what you love in the middle of the night, in the middle of the day.

Per rifletterci un pò su, Greg Sterling su Local Mobile Search ci offre qualche interessante spunto, presentandoci alcuni risultati di una ricerca condotta da LMS/Multiplied Media.

Source: LMS/Multiplied Media (3/08, n=730)

L’iPhone 3G, che sarà disponibile nei negozi questo venerdì, risolverà alcune di queste problematiche, anche se, a quanto pare, la stragrande maggioranza di americani non capisce l’utilità di questi nuovi servizi che integrano le funzionalità dei dispositivi mobili.

D’altronde, in Italia, com’è risaputo, quando si parla di cellulari non ci facciamo mettere i piedi in testa da nessuno e chissà che non se ne cominci a parlare anche qui da noi…

A qesto punto, Tim/Vodafone fatevi avanti!

Bain Capital Ventures scommette su LinkedIn

Un’altra bella soddisfaizione per LikedIn che si guadagna la fiducia di Bain Capital Ventures.

Chissà se a questo punto ci possiamo aspettare qualche entusiasmante release all’orizzonte.

Che ne so, magari primo o poi annunceranno un mashup tra nuove funzionalità mobile di LinkedIn e Dopplr o TripIt.

Forse quando si diffonderanno il sistema operativo Android e le tante stupefacienti applicazioni generate grazie a quell’API?

Chissà…