Chiunque frequenti assiduamente la rete, alla continua ricerca di informazioni su quel che accade online, si limita spesso, troppo spesso, ad ascoltare le solite 4 voci note. Eppure in un mondo oramai globalizzato, il world wide web andrebbe considerato nella sua interezza, tenendo sempre a mente il ben noto Butterfly Effect (citato come al solito a sproposito…)
Insomma, dall’altra parte del globo, due giovani report web 2.0 (ovviamente indigeni, che parlano però un discreto inglese, per fortuna…) ci raccontano quel che accade nel lontano oriente. Il video-podcast si chiama “The Geek Goddess Show”, è stato inaugurato meno di un mesetto fa e siamo già arrivati al terzo episodio. Si parla di ruggenti social networks, MMOG in rapida ascesa e tante altre start-up di successo, tutto ovviamente made in China.
Queste sì che sono, se pur piccole, soddisfazioni per un’appassionato osservatore della rete. Dato che mi è capitato più di una volta di parlare del fenomeno socialnetwork e, nello specifico, di LinkedIn e Dopplr, avevo preannunciato in ogni occasione che primo poi i due si sarebbero venuti incontro. E’ successo quando abbiamo annunciato la release della versione mobile di LinkedIn e, in seguito, commentando l’ascesa dei così detti location-based socialnetworks.
Insomma, per il momento si tratta semplicemente di un primo passo, ma presto è probabile che gli strumenti di social networking orientati all’utenza business (e non solo) si integreranno con servizi location-based come Dopplr per organizzare, in modo automatico, le agende e gli incontri di tanti manager affetti da nomadismo cronico. Magari la prossima volta che atterrerete da Ginevra e accenderete il vostro nuovo HTC Diamond, dotato di GPS e OS Android, vi capiterà di ricevere notifiche del tipo: “Hey, Martin (Sorrel) is waiting for the next 30 minutes before leaving from Terminal C, and he’s willing to meet other business travellers like you in the Business Class waiting room on the 3rd floor”.
Mancano appena 14 giorni alla keynote di Steve Jobs, che inaugurerà il prossimo WWDC ‘08 presentando il tanto agognato iPhone 3G e tante altre meraviglie dal mondo Apple. In attesa di un evento che si prevede possa rivoluzionare l’accesso mobile a Internet, e di tante altre release, dalle quali ci si aspetta ancora di meglio, una miriade di piccole sperimentazioni fioriscono in giro per la rete…
Su VentureBeat.com, un’eccezionale fonte di gossip su start-up ruggenti e investitori coraggiosi, si è parlato recentemente di progetti come Whrrl, un fortunato mash-up tra social networking, microblogging e Google Maps, e altre iniziative simili come Yelp, Fire Eagle, Bright Kite e Loopt.
Assieme a quelli su citati, mi vengono in mente anche altri location-based social networks come Plazes e Dopplr e chissà quanti nuovi servizi spunteranno con il diffondersi del iPhone 3G e simili.
Alla base di queste micro-comunità online, vi è l’idea di poter superare la mera virtualità del social networking, almeno per come lo conosciamo oggi, e di instaurare un legame con il territorio e con le comunità locali. Grazie ad un account Whrrl sarà possibile condividere la nostra posizione in tempo reale, taggado e commentando la location dove ci troviamo. Inoltre, avvalendosi dei dispositivi mobile di nuova generazione con funzionalità GPS, la localizzazione potrà essere automatizzata e l’utilizzo di questi location-based social networks sarà ancora più semplice ed immediato.
Su tutti sembra che sia proprio Whrrl ad aver attirato l’attenzione degli investitori:
Whrrl gets an important ally: T-Mobile. Deutsche Telekom’s venture capital arm, T-Mobile Venture Fund led this latest Series B round. T-Mobile’s support validates the service, said Jeff Holden, chief executive and co-founder of Pelago, Whrrl’s parent. T-Mobile and Indian venture fund Reliance Technology Ventures (RTVL), which also participated in the round, will be important in helping the service expand globally, Holden said.
E se… Fantasticando… Facebook se la facesse con Whrll? O ancora meglio, Dopplr con LinkedIn?
Chissà, forse, un giorno…
Ieri ho ricevuto un e-mail da Jonathan Vanasco, Foudner/CEO di FindMeOn (il nuovo servizio Internet soprannominato “identity aggregator”…). Jonathan partecipa con me al Google Group DataPortability e, sulla scia di questo progetto, un paio di giorni fa ha lanciato una nuova iniziativa: SocialMediaStandards.org.
Di che si tratta?
Se l’esperienza DataPortability ci ha insegnato e continua a dimostrarci, giorno dopo giorno, qualcosa, quel qualcosa è sicuramente che l’unione fa la forza. Così un gruppo di imprenditori, agenzie pubblicitarie, grandi aziende, non-profits e singoli sviluppatori si sono riuniti per condividere le loro esperienze e conoscenze nel campo dei social media.
A che cosa mirano?
Diciamo che, mentre il progetto DataPortability è volto a definire e promuovere gli standards che ci permetteranno di condividere i nostri dati personali all’interno della sterminata galassia di applicazioni online e siti web, l’iniziativa SocialMediaStandards si pone come obbiettivo quello di sviluppare un set comune di criteri e best practices legate alla realizzazione di campagne per social media.
Riprendo uno degli esempi che più si avvicinano alle mie esigenze per spiegare quali possono essere i vantaggi concreti di quest’iniziativa per un’agenzia che sviluppa campagne pubblicitarie avvalendosi dei social media:
The Agency / Brand
An interactive agency builds a microsite/campaign for a consumer brand. It is expected to peak at 2.5MM users, and is a simple photo-sharing application that superimposes brand products with fun captions. The brand maintains that the system runs on their servers with certain corporation-approved technologies.
Today: The agency tries to salvage what it can from previous projects and internal libraries, but ends up building almost everything from scratch too meet the technical requirements.
Tomorrow: The agency downloads the appropriate toolkits, subclasses and extends.
Qui trovate l’email di Jonathan. Sul sito ufficiale SocialMediaStandards.org trovate tante altre utili informazioni e chiarimenti sull’iniziativa, mentre sul blog potrete presto partecipare al dibattito del gruppo.
Qualcuno di voi si sta per caso chiedendo che cosa ci facciamo di SocialMediaStandards se abbiamo già lo IAB?
Sul sito ci hanno tenuto a chiarire le differenze che li distinguono dal progetto DataPortability.
How does Social Media Standards compare to efforts like DataPortability.org ?
Social Media Standards embraces the concepts and technologies involved with Data Portability - how to port information from one Social Media application to another. However we aim to solve a different problem: the internal functionality, architecture and management of the Social Media Applications — how data is stored, how applications are structured, how objects are related. We hope to support all DataPortability formats and protocols in our APIs, Libraries, Toolkits and Reference Implementations. We think we’re a bit closer to IAB in scope, goals and function.
Ma per quanto riguarda l’omozigote IAB, è probabile che se lo stiano chiedendo anche loro e presto sono sicuro ci forniranno una risposta.
PS. a tal proposito spero che la rappresentazione più in alto renda l’idea…