Alcuni sostengono che sia stato Karl Rove ad inventarsi questa strategia denigratoria dell’avversario, così in voga nelle ultime edizioni della competizione elettorale negli Stati Uniti.
Eppure anche da noi questa tattica (chiamarla strategia mi sembra un po’ avventato), che vede i candidati impegnati a screditarsi l’un l’altro, senza esclusione di colmpi, facendo a gara a chi la spara più grossa, è ben nota e ha contribuito pesantemente a far scadere la qualità del dibattito politico nostrano.
Persino “Barack il buono”, che, per il posizionamento scelto, si è voluto proporre come peacekeeper, un presidente per tutti, non si è lasciato sfuggire l’opportunità di tirare qualche colpo basso al suo contendente.
Insomma, degli arcinoti vizi proprio della “società ipermediatizzata”, forse, non ce ne libereremo mai. Quel che potremmo fare, però, sarebbe di riconoscere almeno che, in prospetttiva, si tratta di un gioco al ribasso per tutti, un “lose-lose” che davvero non possiamo permetterci.
I fragori dell’interminabile campagna presidenziale negli Stati Uniti monopolizzano l’attenzione di milioni di americani, un audience composto da elettori, che però non devono mai dimenticarsi di essere, prima di tutto, “consumatori”: un gigantesco mercato che non può permettersi troppe distrazioni legate al dibattito politico in corso, perdendo temporaneamente di vista la natura prettamente consumistica sulla quale si fonda la loro “Democrazia”.
E’ così che Unilever per sostenere uno dei suoi prodotti di punta, lo spray alla margarina I Can’t Believe It’s Not Butter, ha prodotto ben 4 episodi speciali della webseries Spraychel, online sul microsite dedicato VoteSpraychel.com, con tanto di facebook group.
Universal, invece, in occasione degli Emmy award, si è cimentata con un altro microsite, Nominate08.tv, sul quale è possibile esercitare il proprio diritto di voto eleggendo la serie televisiva preferita (lo ammetto, non ho resistito e, anche se il voto dovrebbe rimanere segreto, vi confesso il mio endorsment per Heroes…).
Sulla stessa scia, un’altra grande azienda americana produttrice di drink analcolici, la Jones Soda Co., ha introdotto tre nuove varianti, una per ciascuno dei candidati in corsa (ovviamente prima che le primarie democratiche si chiudessero). Sul sito CampaignCola2008 è possibile far partire gli ordinativi..
Sarà perché, mai come in queste elezioni, l’opinione pubblica sembra essersi mobilitata, facendosi coinvolgere nell’arena politca, oppure perché tra i candidati si respira “un’aria di cambiamento” (un toccasana per le mega-corporations americane…), certo è che molti grandi Brand sono scesi in campo, a loro rischio e pericolo, per trarne vantaggio.
Continuando, AT&T avrà avuto più o meno la stessa idea, quando ha chiesto ad un gruppo di adolescenti di raccontare queste elezioni avvalendosi dei nuovissimi dispositivi mobili Samsung BlackJack II.
La campagna, che si dirama in rete a partire dal sito web RockTheVote, ha come obiettivo quello di pubblicizzare l’uso degli MMS tra gli adolescenti americani, associandosi ad una possibile case history di successo (un po’ come era partito l’esperimento iReport della CNN nel 2004, oggi tramutatosi in un portale informativo che completa l’offerta del gruppo indirizzata ai più giovani).
Insomma, se ne volete sapere di più sul fenomeno, date un occhio a questo articolo apparso qualche tempo fa su AdWeek.
Barack Obama non è nato negli Stati uniti d’America e, pertanto, non può diventare Presidente, dato che non è cittadino americano!
Mi spiace, ma non è credibile. Come avrebbe fatto allora ad evitare che si venisse a sapere fino adesso. Insomma, è persino riuscito a diventare il candidato democratico dopo oltre 16 mesi di estenuanti primarie!
Pensate un po’ che cosa potrebbe succedere se, nei prossimi mesi, proprio nel bel mezzo della campagna elettorale, venisse fuori che Barack Obama, candidato vincente alle primarie del Partito Democratico, non fosse cittadino americano, non essendo nato negli Stati Uniti d’America, e non potesse quindi candidarsi alla presidenza per non andare contro ai dettami costituzionali.
Sarebbe uno scenario apocalittico, inverosimile visto che nessuno dei sui rivali, anche il più acerrimo, si è mai abbassato a tanto, insinuando che poiché Obama è nato alle isole Hawaii, per questo non si poteva candidare.
Eppure, certe voci corrono in rete e milioni di elettori non aspettano altro che scuse come questa per alimentare “l’odio elettorale” e mandare a casa il nemico Osama, ops! volevo dire Obama…
“Americani medi”, scarsamente interessati alla politica, che non hanno alcuna voglia di essere rappresentati da un afroamericano, si sentono in dovere, magari per senso patriottico, di fare tutto il possibile per sgominare l’invasione “zulù”.
La persuasione di massa, specialmente quando in gioco c’è la poltrona più ambita del pianeta, è capace di questi trucchetti e di molto altro ancora, e così nell’era di Internet, ecco comparire una miriade di siti web dove è possibile trovarne di tutti i colori, contro Obama e chiunque si schieri dalla sua parte.
Pochi giorni fa è stato pubblicato un nuovo studio dal Pew Internet & American Life Project, secondo il quale oltre metà degli americani seguono “la politica” online. Il 35% degli intervistati ha dichiarato di aver visto video politici utilizzando piattaforme come YouTube (una percentuale 3 volte superiore rispetto a quella di 4 anni fa). Per non parlare del fund raising, che sembra trovare su Internet il suo canale preferenziale, dato che aumenta la fiducia degli americani per le transazioni online. A questo riguardo “Obama docet” collezionando decine di milioni di dollari di finanziamento per la sua campagna attraverso micro-donazioni effettuate tramite Internet.
Così mentre c’è chi imperversa, insinuando legami inesistenti tra Barack e il terrorismo jihadista, gli Obama Boys si inventano un microsite per combattere le menzogne elettorali: Fights The Smears.
La battaglia che si sta giocando, è quella della reputazione online. E Fight The Smears è sicuramente un eccellente strumento per le attività di ORM (Online Reputation Management) del candidato democratico.
Will Coghlan e Rob Millis ne parlano in uno degli ultimi episodi di Political Lunch, raccomandando agli elettori che si informano via Internet che, anche se ci piace tanto la comunicazione dal basso, è sempre bene controllare le fonti, fare ogni tanto una capatina su qualche “mainstream medium” e in generale diffidare degli sconosciuti…
Continuando a parlare di politica online, molti di voi ricorderanno l’iniziativa di Michael Arrington, che aveva intervistato i candidati alle primarie (sia Dem che Rep), per eleggere il “tech president”.
Sfruttando la straordinaria popolarità del suo blog TechCrunch Arrington è riuscito ad inserire “i temi della rete” (come ad esempio la campagna per la Network Neutrality) nell’agenda politica dei candidati e a generare consenso nei confronti di (guardacaso) Obama e Mccain, che avevano risposto con maggiore solerzia all’appello della Silicon Valley, meritandosi quindi un Endorsement ufficiale da parte dei lettori di TechCrunch.
Anche questo mi sembra un eccezionale esempio di come si possa generare ed indirizzare il consenso dei potenti e degli utenti online, attraverso un sapiente utilizzo della rete.
Insomma, sembra sempre più verosimile e vicino un futuro dominato dai canali digitali che giocheranno un ruolo da protagonisti nella comunicazione politica.
Wednesday, Jun 4th, 2008 Categories: Politics, Viral
Da questa notte, dopo aver superato la soglia magica dei 2.118 delegati, Barack Obama è il candidato ufficiale del Partito Democratico americano per le prossime elezioni presidenziali.
Barack chiude la campagna con una serie di dichiarazioni all’insegna del fairplay, per farla finita con i veleni di queste estenuanti primarie.
“Questa notte si chiude un viaggio storico e ne inizia uno nuovo che ci porterà un’America migliore”
“E’ una leader che ha ispirato milioni di americani con la sua forza e il suo coraggio - ha detto Obama - Io sono oggi un candidato migliore perché ho avuto l’onore di competere con Hillary Rodham Clinton”.
“Lei ha fatto la storia”, ha detto Obama “non solo perché è una donna che ha fatto quello che nessuna donna aveva fatto prima, ma perché dà ispirazione a milioni di americani con la sua forza, il suo coraggio, il suo impegno civile”.
Lei, invece, irruducibile non vuole ancora riconoscere a vittoria dell’avversario (forse per assicurarsi un ipotetico “ticket”) e così non molla l’osso…
“Non prendo decisioni, non questa notte”, ha detto Clinton, rivolgendosi agli irriducibili di New York, che vogliono combattere fino alla convention di agosto e strappare la nomination a Obama. “Consigliatemi voi sul futuro, ditemi la vostra sul mio sito”.
Insomma, per fortuna, da qualche tempo a questa parte, si aggira per la rete un esilarante viral, l’ennesimo capolavoro di una campagna politica che, per la prima volta, è stata giocata principalmente online.
Osservando il modo in cui sono state gestite le campagne dei rispettivi candidati alle primarie repubblicane e democratiche negli Stati Uniti, possiamo attestare che l’utilizzo dei così detti “new media” si sia finalmente affermato.
Oggi è possibile aggiungere Barack tra i propri “friends” su Facebook, utilizzare YouTube come piattaforma per dibattere online, avviare un dialogo con i propri elettori attraverso weblog, ecc.. Sembra quasi che non sia più il caso di parlare di “new media”, dato che non c’è più niente di veramente nuovo, e sia invece meglio utilizzare la definizione alternativa di “social media”, in considerazione “dell’indole sociale” che caratterizza questi nuovi canali di comunicazione.
Insomma, per una volta, il marketing politico ha qualcosa da insegnare a quello “commerciale”, e le ultime campagne elettorali americane hanno svolto un ruolo da apripista, grazie ad una sperimentazione assai più aggressiva e coraggiosa di quanto sia stato messo in pratica fino ad oggi da grandi brand multinazionali.
Ecco alcune dichiarazioni rilasciate dai due ricercatori della Deloitte che anno steso il rapporto (press release).
“Businesses are well advised to keep a keen eye on effective and ineffective uses of new media by the campaigns, in particular as a response tool to attacks,” afferma David Smith. “From John F. Kennedy’s use of TV to Ronald Reagan’s use of telemarketing to Howard Dean’s use of the Internet, history offers an abundance of examples. This year’s presidential campaigns are no exception. Candidates are being marketed as new products and campaign managers are rapidly adopting and adapting the latest communications techniques to promote and protect their candidate’s personal brand advantage. The pace is furious.”
E a seguire Rob Underwood: “What’s driving all this? We’re entering a new age – a time of collaborative, de-centralized brand management.” “It used to be that campaigns could create a candidate with a set of position papers and carefully wrought advertisements. That model has changed. Candidates and companies now appear to have entered a more radical phase where brand – their most guarded and valuable asset — has become part of the public domain. Average citizens with access to a blog or Facebook now view themselves as stakeholders in brands – whether that brand is Barak Obama or Apple. Resistance to this change may be futile.”
Smith and Underwood presenano inoltre una serie di insights molto interessanti:
- You’ve lost control of the message. Your carefully crafted commercials, news releases, and websites are fair game for revisionists. Engage these new media influencers by categorizing their blogs, social networking sites and chat rooms as advocates, neutrals or hostiles. Nurture advocates with useful information while taking action to move neutrals in a positive direction. Consider creating your own revisionist acts. Creativity counts and can win points.
- For better or worse, YouTube is egalitarian. No matter how much you spend on production, there’s no guarantee your YouTube ad will be any more popular than other videos that address your brand. Slick and professional are not the hallmark of most popular YouTube videos. Before using YouTube as an advertising medium directly, consider if someone else is already doing a more effective and catchy job already.
- Facebook provides many plausible functions for markets, none of which is clearly dominant yet. Facebook recently announced that it strategically wants to be viewed as an application platform, not just a social networking site. While all of the campaigns have created a basic Facebook presence – not all that different from creating a simple web page or MySpace site, it’s expected that some campaigns will build custom applications to extend functionality, likely to build networks and mobilize communities. Facebook has also rolled out advertising functionality that allows precision in the types of ads targeted to specific segments.
- Brand terrorism may be right around the corner. For many businesses it is not a matter of whether, but a matter of when. Consider your vulnerabilities now. Re-think and update your crisis management plan quarterly. Identify the required participants and how they will be contacted in an emergency. Include a plan for how to leverage partners and affiliates in your response. Regardless of attack source – new media or old, new media will be part of the response. Think “Swift Boats” on steroids.
- Not responding is no longer an option. Attacks can not be ignored. From Dukakis’ response to “Willy Horton” to John Kerry’s delayed counter-attack from “Swift Boats,” the campaigns have shown what happens when they are either slow to respond or fail to retaliate at all – the attacker wins the day. New media such as social networking and blogs have greatly expanded the sources of threats and the speed at which attacks spread.
- Your media plan may need shredding. Picture yourself watching an online video of your passengers stranded on a tarmac or your CEO portrayed as Big Brother on YouTube. Create a media plan with an appropriate blend of traditional and new media, and then build in flexibility so you can scrap it and shift spending as needed. Remember that brand damaging information moves faster than good news.
- Your organizational structure may be an impediment. Upend a monolithic marketing organization and replace it with smaller units to enhance market-sensing capabilities and nurture instincts. Create the ability to act and react faster. Re-define the notion of “smart hires” based on the new structure, and build teams that balance mature experience with youthful new-media instincts to achieve depth and significantly improve results.
- What are the major differences in media consumption habits between matures, boomers, Gen Xers and Millennials? (5:33)
- Younger generations want it all — a portable device from which they can instant message, text and e-mail, as well as take photos, shoot videos, listen to music, play games and access the Internet. How smart will smart phones get? (17:21)
- What are the cross-generational impacts of social networks? (23:02)
- Do you see one device or platform dominating in the near future — especially with respect to mobile devices? (38:51)